Le ragioni del NO. Considerazioni su una riforma che non si poteva fare, di Roberto Culatti

Postato il

LOGO COMITATO SOCIALISTA PER IL NO

.

Ho espresso più volte il mio dissenso radicale sulla riforma costituzionale, da molti costituzionalisti (per esempio Felice Carlo Besostri), denominata “deforma”, ancora di più se messa in relazione e connessa con l’Italicum, la nuova legge elettorale, estremamente maggioritaria e lesiva del fondamentale principio di rappresentatività sancito dalla Costituzione.

Voglio chiarire che non m’importa nulla, perché di secondaria importanza, se al referendum confermativo, previsto per il prossimo autunno, accanto ai NO di principio, come il mio rivolti contro i contenuti di un nuovo impianto istituzionale, per giunta male espressi, ci saranno NO politici, cioè contro Renzi e la sua politica degli ultimi anni, per altro da lui istigati come reazione, quando ha trasformato il referendum in plebiscito pro o contro la sua persona.

In primo luogo, anche per me come per altri, ogni considerazione di merito sulla “deforma” e sull’italicum, per quanto fondata possa essere, perde di peso se messa a confronto con l’arroganza di un parlamento di usurpatori di democrazia, nominati od eletti con premio di maggioranza in attuazione di una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale. Un parlamento, di conseguenza, sostanzialmente non rappresentativo e delegittimato, nonostante la Corte costituzionale, arrampicandosi sugli specchi, abbia concesso il placet alla sua sopravvivenza ed alla continuazione del potere di emanare leggi, evidentemente non preoccupata di evitare un’intera stagione legislativa fasulla, anche se produttrice di conseguenze giuridiche, che sarà castigata dalla Storia, oltre che dalla dottrina giuridica contemporanea, pressoché unanime sull’enormità di questa posizione fino a definire “devastante” il ricorso al principio di “continuità dello Stato”, ispiratore della Consultapurtroppo senza la possibilità di individuare, a posteriori, strumenti per rimediare.

Aggiungo che il nostro è un parlamento di senatori e deputati, alcuni rinfrancati dal consenso della Corte, altri semplicemente spinti da una volontà usurpatrice, tutti (nessuno escluso) con la pretesa di elaborare e votare o far votare uno sconvolgimento radicale della Costituzione, che fu, nel 1947 (non si dimentichi!), frutto del lavoro di un’assemblea costituente rappresentativa del popolo intero. Non basta attenersi al rispetto della rigidità della Costituzione, sancito dagli articoli 138 e 139 della Carta del ’48, o dei principi riconosciuti dalla dottrina giuridica come inviolabili, per ritenere di avere mano libera per il resto, cioè per modificare radicalmente l’impianto istituzionale dello Stato. E ciò, ancora una volta, a prescindere dal merito, cioè dal contenuto e dalla portata delle modifiche, per altro anche errate nell’impianto normativo scritto.

La Costituzione repubblicana si può anche rivoluzionare e farne sostanzialmente un’altra, ma ciò è materia di competenza dell’intero popolo italiano; quindi da delegare ad un’assemblea costituente eletta con sistema proporzionale, in modo che tutte le istanze culturali e politiche siano rappresentate, in ragione diretta del loro peso numerico.

Roberto Culatti

Tra le tante ragioni per votare NO, la coerenza, di Roberto Biscardini

Postato il Aggiornato il

Biscardini

.

La segreteria del Psi di Nencini ha annunciato che i socialisti voteranno SI al Referendum costituzionale in conformità con il voto dato in parlamento, perché leali con Renzi e per coerenza con le cose che avrebbero sostenuto in passato.
La prima ragione è vera la seconda è falsa.

Qui la coerenza non c’entra. Anzi i socialisti in tutti questi anni hanno contestato che un Parlamento di nominati ed eletto con un sistema maggioritario potesse cambiare la Costituzione per rispondere ai soli interessi del partito di governo.

Anzi il PSI aveva fatto di più, non più tardi del 2009, già con Nencini segretario, si fece promotore di una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo “Elezione diretta dell’Assemblea Costituente per la revisione della Costituzione”, che per debolezza e difficoltà organizzative non riuscì poi a portare a termine.

Ma nella relazione che accompagna quella proposta di legge sono scritte cose molto chiare, che smentiscono la posizione della segreteria del Psi di oggi.

Nella relazione alla proposta di legge di allora, elaborata da me insieme a Rino Formica e Giuliano Vassalli, è scritto:

La necessità di un revisionismo costituzionale nasce nell’opinione pubblica a partire dagli anni ’70, generata e alimentata dai radicali cambiamenti avvenuti nel tessuto socio-economico del Paese, cambiamenti resi possibili proprio dalle lungimiranti scelte operate dai padri costituenti in materia di libertà civili, politiche ed economiche….”

“…. con la modifica delle leggi elettorali a partire dagli anni ’90, il Parlamento modifica di fatto la Costituzione e il suo spirito originario, la Costituzione “materiale” non corrisponde più a quella “formale”…. La sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, della politica, dei partiti e persino dello Stato nelle sue articolazioni centrale, regionale e locale ha raggiunto un livello mai conosciuto dal dopoguerra. Il sistema istituzionale mostra i segni di un cedimento strutturale. L’attuale forma di governo è un ibrido, abbiamo ancora costituzionalmente un sistema di governo di tipo parlamentare, ma con un Presidente del Consiglio di fatto eletto direttamente dai cittadini. La forma dello Stato è in bilico tra Stato unitario e Stato federale. Siamo di fronte a cessioni di sovranità al federalismo sopranazionale e cessioni di sovranità al federalismo infranazionale. Debole è il collegamento tra garanzia assoluta delle libertà politiche e sviluppo tendenziale dei diritti sociali….”

“…. L’idea che si possa cambiare la seconda parte ma non la prima, non riconoscendo il valore essenziale dell’inscindibilità dell’intero testo costituzionale, è un non senso che rischia di mettere in pericolo principi e valori, riducendo la prima parte ad essere “isolata e muta”….”

“…. Per trent’anni si è cercato di porre mano ad un problema reale facendo ricorso a Commissioni Parlamentari e a forme di manutenzione marginale della Costituzione, nella illusione che solo l’introduzione di leggi elettorali maggioritarie avrebbe reso più agevole l’uso dell’art. 138 della Costituzione ….”

“… I socialisti pensano oggi, come hanno sempre sostenuto in passato, che la via maestra sia dare la parola al popolo. La proposta di iniziativa popolare per l’istituzione di una Assemblea Costituente è nel solco della tradizione democratica e popolare dei socialisti, riconosce come essenziale per il Paese una Grande Riforma, tende ad evitare che tentazioni contraddittorie di separatismo politico e territoriale distruggano l’immenso contributo di sacrifici e di sofferenza che il popolo italiano ha dato per la costruzione di una libera Repubblica.

Art. 1. Il popolo italiano, a suffragio universale e diretto, elegge l’Assemblea Costituente della Repubblica italiana. L’assemblea Costituente redige e adotta la nuova Costituzione.

Art. 2. L’assemblea Costituente è composta da settantacinque membri eletti con metodo proporzionale atto a garantire la massima rappresentatività e disciplinato con legge ordinaria.

L’Assemblea Costituente è eletta entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.

Sono eleggibili tutti i cittadini italiani maggiorenni che abbiano i requisiti di eleggibilità alla Camera dei Deputati, ad eccezione dei membri del Governo, del Parlamento italiano, del Parlamento europeo.

(seguono altre 5 articoli)”

Da questa proposta si capisce bene che i socialisti non sono mai stati dalla parte della conservazione tout court della Costituzione così come è, ma come nel ’46 hanno condizionato la riforma della Costituzione alla elezione di una Assemblea costituente eletta direttamente dal popolo e con sistema proporzionale.

E a questo i socialisti sinceri sono rimasti fedeli.

E’ questa una delle tante ragioni per votare e costituire i Comitati socialisti per il NO.

Roberto Biscardini

Una ottima ragione per votare NO, di Alberto Benzoni

Postato il Aggiornato il

Alberto Benzoni

.

Italiani, rassicuratevi”- dice Renzi -“non chiederò un terzo mandato; anzi mi ritirerò dopo avere completato il secondo”.

Per la verità, questa dichiarazione non ci rassicura affatto; anzi. Perché è la classica promessa del classico caudillo: che si tratti di Putin, di Erdogan o dei vari leader più o meno carismatici dell’Africa o dell’America latina. Impegni o promesse che, tra l’altro, al dunque vengano regolarmente disattese, aprendo così la strada a involuzioni di tipo autoritario. Per inciso, tutti costoro sono presidenti delle repubblica eletti dal voto popolare; mentre il Nostro è stato designato presidente del consiglio nell’ambito di un sistema parlamentare.

In questo senso, la sua dichiarazione è una novità assoluta. Mai successo nella storia dell’Europa democratico-liberale. Non si era mai visto un presidente del consiglio designato dal presidente della repubblica che avesse una concezione così proprietaria del suo ruolo da annunciare all’Italia tutta che intende esercitarlo sino alla fine della prossima legislatura ( salvo, potetene esserne certi, a rimangiarsi , al dunque, la promessa, perché l’opera di risanamento non è stata completata, perché i successori non sono all’altezza e via affabulando).

O niente o tutto. A fare questa scommessa e da presidente della repubblica, solo il generale De Gaulle. Uno che aveva liberato e incarnato la Francia. Mentre il suo maldestro imitatore si è limitato ad occupare Il Pd e ad incarnare Firenze.

Molti continuano a chiedersi quale sia la piattaforma più corretta per la campagna del no. Entrare nel merito della riforma ( ma allora sarebbe più serio se ci fossero quesiti separati) ? Valutare la riforma nell’ambito dell’attività complessiva del governo ? Personalizzare ?

Inutile arrovellarsi su questo tema. Perché il senso del quesito che viene proposto sta, in questo come in quasi tutti in casi, nell’interpretazione che ne dà  chi lo promuove.

Renzi vuole un “mandato del cielo”che gli consenta di muoversi, libero da ogni condizionamento, per completare la sua opera di rottamazione; “se io vinco, tutto e tutti a casa”. “ O me o tutti gli altri”.

E allora, cittadini, “volete voi attribuire tutto il potere a Matteo Renzi e alla cerchia di amici e sostenitori che gravita intorno a lui”. E non c’è altro da aggiungere; perché, nel caso specifico, il caos evocato dal premier, in caso di una sconfitta, sono tutti gli altri; le persone e le istituzioni della repubblica.

Alberto Benzoni

Un NO rotondo e motivato, fermo, deciso e intransigente, ma sempre sereno e pacato. Come nel referendum cileno di Pinochet votare NO con allegria, di Felice Besostri

Postato il Aggiornato il

Besostri 2

.

Una proposta di revisione costituzionale, come la Renzi Boschi non avrebbe avuto alcuna probabilità di passare nella XIIIa Legislatura (1996-2001) in una Commissione Affari Costituzionali, dove ero il capogruppo dei DS ed era presieduta dal prof. Massimo Villone e non dalla senatrice Finocchiaro. In questa riscrittura di 48 articoli della Costituzione manca la trasparenza: il primo ministro è di fatto eletto direttamente, grazie ad un ballottaggio, cui si accede senza quorum di partecipazione al voto e/o di percentuale delle liste ammesse, ma formalmente facendo salve le prerogative del Presidente della Repubblica come prevede la forma di governo parlamentare: quella scelta dai padri costituenti. Malgrado l’ art. 92.2 Cost. 1 potrebbe il Capo dello Stato nominare Presidente del Consiglio dei Ministri un personaggio diverso da quello indicato come capo politico della lista, che dispone almeno di 340 seggi su 630 della Camera? No! Lo scriveva sul Sole 24 Ore del 26 aprile 20152 il prof. D’Alimonte, quindi dicono il falso i sostenitori del SI’, quando dicono che non è cambiata la forma di governo: questa passa da parlamentare a un premierato assoluto.

La preoccupazione maggiore è che questa revisione sia un antipasto di quella vera, fatta non più da un Parlamento di 945 parlamentari eletti più 6 senatori a vita o di diritto, ma da una Camera di 630 deputati e da un Senato a mezzo servizio di 100 membri. I principi fondamentali sono già stati toccati e proprio l’art. 1.2 Cost.3, togliendo al popolo sovrano il potere di eleggere il Senato, come gli è stato negato il diritto di eleggere gli organi provinciali e delle Città metropolitane. L’elezione diretta di un Senato di 100 membri non avrebbe migliorato la situazione. La vera soluzione, che avrebbe avuto ampio consenso, era la riduzione della Camera a 400 deputati e del Senato a 200 in totale 600 invece di 7304: un risparmio maggiore dei costi della politica5. L’altra soluzione sensata era di passare davvero ad un Parlamento monocamerale con una legge elettorale proporzionale, corretta da una soglia di accesso. Per dare stabilità ai governi basta la sfiducia costruttiva. I premi di maggioranza non sono conformi alla Costituzione, perché se vincolano il parlamentare , eletto grazie al premio, sono in contrasto con l’art. 67 Cost6., che vieta il mandato imperativo. Se, invece, non lo vincolano ,come è avvenuto nelle legislature conseguenti alle elezioni del 2006, 2008 e 2013, si sacrifica gravemente e inutilmente la rappresentatività.

L’attuale Senato è composto da 315 senatori eletti su base regionale. Il nuovo “ Senato della Repubblica è composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica L’art. 57 Cost. revisionato è inapplicabile perché richiede che i consigli regionali e di provincia autonoma eleggano i senatori “con metodo proporzionale”, impossibile quando i senatori siano 2 o 3 in totale, di cui uno sindaco. Ebbene è il caso di 11 regioni e 2 province autonome su 21, cioè la maggioranza. Con i sindaci tutti e i 5 di nomina presidenziale il totale dei senatori non eletti con sistema proporzionale è il 36% del nuovo Senato. Con un popolo informato la vittoria dei NO è scontata, ma questo deve essere evitato ad ogni costo. Quindi nella parte finale della campagna referendaria ci sarà il terrorismo politico-finanziario sulle famiglie che hanno un mutuo a tasso variabile: il diritto di voto dei cittadini sarà espropriato dalle agenzie di rating, dal FMI e dalla BCE: alla faccia del voto libero, uguale e personale previsto dal nostro art. 48.2 Cost..

Il passaggio alle elezioni di secondo grado, che per gli enti locali territoriali è in contrasto con la Carta Europea dell’Autonomia Locale ratificata dall’Italia- serve solo a sapere chi governerà la seraprima delle elezioni, ridotte a una farsa e nel caso del Senato- a differenza di cosa vuol far credere la propaganda a favore del SI’ del PSI- non saranno rappresentati, né i maggiori Comuni, né le Città metropolitane, ma i consiglieri regionali sindaci dei Comuni sotto i 5.000 abitanti: gli unici che possono permettersi di fare i Senatori senza indennità. Le eccezioni saranno rappresentate da sindaci, che abbiano urgenza di avere l’immunità, che non si giustifica per chi non rappresenta più la Nazione, rappresentanza che il nuovo art. 67 Cost. riserva ai soli deputati.

La revisione costituzionale è stata fatta in fretta dettata da esigenze di dimostrare chi comanda, Bossi usava un’altra espressione genitale, ma il concetto è lo stesso e quindi approvazione in ogni caso e a ogni costo. Si è arrivati all’assurdo, che i Sindaci metropolitani, se si fanno eleggere direttamente dai cittadini, insieme con il Consiglio metropolitano, non possono essere più eletti senatori e se lo fossero stati, come Sindaci del Comune capoluogo, dovrebbero decadere. Per dare un contentino ad alcuni esponenti della minoranza PD, hanno accolto un emendamento al V° comma del famigerato nuovo art. 57 Cost., per il quale a un comma che riguardava la durata del mandato dei Senatori “eletti” è stato, in aggiunta, specificato “in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge di cui al sesto comma”. Non essendosi cambiati né il II°, né il primo periodo del V° comma, né il VI° comma , sostituendo le parole “eleggono”, “eletti” ed “elezione” rispettivamente con “nominano”, “nominati” e “nomina” il legislatore boschian-renziano ha combinato un bel pasticcio. Se le scelte espresse dagli elettori fossero vincolanti, come indicherebbero le parole “in conformità” quella del Consiglio sarebbe una nomina e non una elezione. Inoltre l’ultimo periodo del VI° comma, per cui “i seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun consiglio” impedirebbe che i futuri Senatori potessero essere scelti unicamente in base alle scelte degli elettori, cioè non tenendo conto dei premi regionali di maggioranza, di norma superiori a quelli dell’Italikum (54%), perché arrivano al 60% e più, se contassero anche il seggio consiliare attribuito al Presidente della Regione. Questa confusione è stata dettata dal fatto che l’abolizione dell’elettività diretta del Senato non è stata una scelta meditata, ma improvvisata, dettata dall’impossibilità di trovare un algoritmo, che contro la volontà degli elettori, attribuisse un premio di maggioranza politicamente omogeneo nelle due Camere. Per demagogia populista e per parlare al basso ventre dei cittadini si è stabilito che i nuovi Senatori non avranno un’indennità di carica aggiuntiva a quella di cui godono come Consiglieri regionali o Sindaci. I senatori a vita e quelli di diritto(ex Presidenti della Repubblica godranno delle indennità piene, mentre per i nuovi di nomina presidenziale non è chiaro. Tuttavia se la logica è che i senatori consiglieri regionali e i sindaci non ricevono indennità perché già ne godono di un’altra, che succede se i 5 senatori a tempo non sono né consiglieri regionali, né sindaci? Devono essere ricchi di famiglia o pensionati d’oro? e l’uguaglianza dei cittadini dove la mettiamo?

Il vertice della confusione, che contrasta con la semplificazione annunciata e sbandierata, è raggiunta nel procedimento legislativo regolato dall’art. 70 Cost., che nella formulazione vigente7 è di una chiarezza esemplare di nove parole. Il nuovo non è possibile trascriverlo: sei commi e molte centinaio di parole. Non le ho contate, ma ho letto che son più di novecento, chiederò conferma ad un esponente del SI’ a uno dei prossimi e rari confronti. Tante parole ma poco chiare perché ho sentito parlare di 5, 7 e anche 9 procedimenti legislativi diversi, perché oltre che l’art. 70 Cost. entrano in gioco anche gli artt. 72, 77 e 117 Cost.. Il conflitto Stato/ Regioni può diventare conflitto Camera/Senato con rischi di incostituzionalità delle leggi per violazione del procedimento e il rischio di conflitto di attribuzione con le Regioni non è evitato, poiché per alcune materie, già di competenza concorrente, l’esclusiva competenza statale è limitata alle norme generali e comuni, cioè queelo che avrebbe dovuto fare con le materie di competenza concorrente.

Il dominio dell’esecutivo, cioè del Presidente del Consiglio dei Ministri non è solo di fatto avendo una maggioranza precostituita di 340 seggi più una quota dei 12 della circoscrizione all’estero, ma di diritto potendo chiedere l’approvazione di leggi a data certa entro un termine di poco superiore a quello di ratifica dei decreti legge, che quindi solo formalmente sono stati limitati. Inoltre è stata introdotta una clausola di supremazia8, che in una democrazia parlamentare introduce una pericolosa novità: una materia, formulata in termini general-generici, riservata all’iniziativa legislativa del solo Governo, come unico rappresentante dell’interesse nazionale, quando la Costituzione affida ad ogni singolo parlamentare la rappresentanza della Nazione. In pratica quando vuole lo Stato si riserva di intervenire senza limiti comprimendo l’autonomia regionale.

Dire mezze verità, che come insegna il Talmud, sono bugie intere è la regola. Dicono che sono stati aumentati i quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica: è vero a metà. Dalla quarta votazione sono richiesti i 3/5 e non più la maggioranza assoluta dei componenti di un’assemblea composta da Camera, Senato e delegati regionali, un migliaio di persone, ma dalla settima bastano i 3/5 dei votanti, che possono essere meno della maggioranza assoluta, che a revisione approvata è comunque ridotta dai 505 attuali9 ai 367 post-revisione10. I 3/5 degli aventi diritto a Costituzione riformata sarebbero 440, ma i 3/5 dei votanti con 80 assenti sono appena 390 un quorum facilmente raggiungibile da chi parte dai 340 del premio di maggioranza.

L’altro organo di garanzia la Corte Costituzionale, la Corte Costituzionale di 15 membri, 5 designati dalle magistrature superiori, 5 nominati dal Presidente della Repubblica, 5 eletti dal Parlamento, non più in seduta comune , ma 3 dalla Camera dei Deputati e 2 dal Senato ben potrebbe avere una maggioranza di designazione politica, determinata dal Partito o gruppo parlamentare, beneficiario del premio di maggioranza, che elegga il Presidente della Repubblica, potendo contare sui 5 di nomina presidenziale e di 3 di elezione parlamentare, cioè della maggioranza di 8 su 15. Il quorum dei 2/3 e poi dei 3/5 è una garanzia diversa se i votanti sono i 945 del Parlamento in seduta comune o i 630 della Camera ovvero i 100 del Senato, di nomina presidenziale e di elezione da parete di Consigli regionali eletti con sistemi iper-maggioritari.

Nella revisione le pochissime innovazioni positive come i referendum propositivi non sono di immediata entrata i vigore ma rinviati ad una legge costituzionale futura, non si sa quanto prossima e gli istituti di garanzia delle opposizioni aspettano norme regolamentari di cui la maggioranza parlamentare drogata dal premio di maggioranza. Un po’ poco rispetto alle ragioni per il NO illustrate e che sono aggravate dalla legge elettorale per la Camera, che prescinde dalla sentenza di annullamento del Porcellum , anzi ne è una plateale elusione. D’altra parte cosa c’era da aspettarsi da un Parlamento eletto con una legge incostituzionale? Che manometta la Costituzione e sconfessi la Corte Costituzionale.

Milano 10 giugno 2016, nell’anniversario dell’assassinio di Giacomo Matteotti

Felice Besostri

————————————————————————–

1“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”

2 “Gli elettori sceglieranno chi governa ma il sistema non sarà «presidenziale»” Commento: purtroppo, cioè senza una netta divisione dei poteri e senza quel sistema di checks and balances, che lo caratterizza.

3“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”

4 Per esempio il ddl costituzionale A.S. n.1195

5 400+200=600˂630(sola Camera)˂630+100(Camera+Senato)

6“Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”

7 “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”

8“Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”(art. 117.4 Cost.rev.).

9 Deputati 630+ Senatori 315+Delegati regionali 58+Senatori a vita 4+Senatori di diritto 2= 1009

10 Deputati 630+Senatori 100+Senatori di diritto 2=732

I motivi del NO al Referendum, di Gioacchino Assogna

Postato il Aggiornato il

Assogna2

.

Come Socialisti del X Municipio di Roma, abbiamo costituito il Comitato Socialista per il NO, per contrastare la grave riduzione dei diritti di scelta da parte dei cittadini, che non potranno piu’ votare per le Province e il Senato, intaccando il principio fondamentale dell’ attuale Costituzione basata sulla “sovranità popolare”.

A cio’ si aggiunge che per la Camera dei Deputati il 70% sarà nominato e non scelto dai cittadini, con il potere di eleggere il Capo dello Stato, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e lo stesso Amministratore Delegato della RAI-TV.

Neppure risponde al vero la conclamata semplificazione con il superamento del bicameralismo, in quanto tutte le leggi dovranno essere trasmesse al nuovo Senato e la Camera avrà 90 giorni per pronunciarsi sulle proposte di modifica.

Gli stessi poteri riguardanti i problemi territoriali delle Regioni e dei Comuni, non sono affatto attribuiti al nuovo Senato, bensi’ alla Camera dei Deputati. Cioè norme contraddittorie che daranno luogo a inevitabili contenziosi.

Non è assolutamente condivisibile il concetto “dopolavorista” di Sindaci e Consiglieri Regionali che fanno i Senatori a Roma nei fine settimana con immunità, mentre è più giusto far svolgere le funzioni per cui uno viene eletto, in particolare per i Sindaci che hanno responsabilità nei propri territori.

Non di meno è paradossale la presenza nel nuovo Senato dei Senatori a Vita (anche con la durata ridotta), nominati per le eccellenze internazionali e costretti a discutere di problemi territoriali. Idem per gli ex Presidenti della Repubblica. È preferibile che entrambi facciano parte della Camera dei Deputati per la possibilità di misurarsi sui problemi di rilievo Nazionale e Internazionale.

Questi sono alcuni importanti motivi che ci impegnano a sostegno del NO al Referendum di Ottobre.

Gioacchino Assogna, Segretario PSI del X Municipio (cell.333.3027610)

Area Socialista registra un sensibile arretramento dell’area politica progressista

Postato il

Area socialista logo 1

.

Area Socialista sottolinea l’avanzata impetuosa del populismo politico e demagogico a questo primo turno delle elezioni amministrative, in particolare nelle grandi città capoluogo. Esso è apparso assai più convincente di quello esercitato dal ‘Palazzo’. Il primo turno del voto, certamente caratterizzato da un forte astensionismo e dalla peculiarità del voto amministrativo, registra un sensibile arretramento dell’area politica progressista nel suo complesso e ne evidenzia la fragilità quando essa si presenta divisa e frastagliata. La prospettiva del ‘Partito della Nazione’ appare chiaramente indebolita da questo voto, così come, al contrario, le forze che si oppongono al Governo, seppur disomogenee, sono significativamente in aumento, segno di un netto ripiegamento della maggior forza di Governo e del ‘mancato plebiscito’ richiesto, anche in questa occasione, dal premier, che ha monopolizzato il voto amministrativo anticipando il giudizio referendario.

Area socialista ringrazia i compagni candidati aderenti e simpatizzanti per l’impegno profuso in campagna elettorale in diversi schieramenti dell’area del centrosinistra o autonomi. Colpisce il fallimento elettorale delle liste presentate da Nencini in grandi capoluoghi come Roma e Napoli: una gestione personalistica e subalterna al Pd, in particolare negli ultimi tre anni, hanno prodotto lo svuotamento del voto socialista, al quale é necessario far fronte con un’efficace e pronta discontinuità. Facciamo appello anche ai compagni iscritti al Psi, affinché convergano su posizioni autonome di rilancio e di iniziativa dell’area socialista, a partire dal referendum sulla Costituzione e per la promozione di un’Assemblea costituente che ripari allo scellerato disegno di Matteo Renzi. Nella crisi economica e sociale s’ingrossano i movimenti politici demagogici e confusionari: la sinistra riformista, se non riqualifica la propria azione politica, segna il passo. Area socialista é sul terreno per scongiurare che si apra un vuoto politico per l’assenza dell’esperienza della limpida e coerente tradizione del socialismo italiano. Il voto dimostra che l’autosufficienza del Pd risiede solo nel velleitarismo della sua guida, che ne ha rilanciato la necessità nonostante il voto abbia clamorosamente dimostrato il contrario.

Roma, 6 giugno 2016.

No al suicidio assistito dei socialisti no a false riforme, no ai dilettanti, di Angelo Sollazzo

Postato il Aggiornato il

Angelo Sollazzo 2

.

Il dibattito sempre più aspro sulle false riforme elettorali e costituzionali sta facendo uscire la diatriba fuori dal confronto politico e sfocia in accuse ed offese con uno spettacolo indecoroso della politica.
Diventa sempre più evidente che serve il ritorno alla serenità ed alla pacatezza in un contrasto che, pur importante, non deve uscire fuori dalla normale dialettica politica.

Ciò non significa che viene richiesta una diversa posizione sul motivo del contendere, ci mancherebbe altro, ma le offese spesso sono gratuite, non portano da nessuna parte e trasformano il confronto in tifo calcistico che talvolta, come sappiamo, arreca violenza.
Per i socialisti non si dovrebbe porre il problema in quale delle due squadre stare, l’importante è avere chiara la concezione di cosa é stato e cosa dovrà essere il socialismo.
I socialisti sono stati tra i fondatori della Repubblica, hanno dato un contributo determinante alla redazione della Carta Costituzionale, hanno impegnato gli uomini migliori per contribuire a dare al Paese regole e leggi di alto profilo .

Oggi accade che dilettanti presuntuosi, dichiarati non legittimati dall’Alta Corte, perché eletti con una legge incostituzionale, si permettono di sostituire con la Signorina Boschi i vari De Gasperi, Benedetto Croce, Togliatti, Nenni ed altri padri della Repubblica, con riforme discutibili dal punto di vista giuridico ed inaccettabili da quello politico.

Si passa di fatto da una democrazia parlamentare a quella presidenziale, se ne riducono gli spazi e indipendentemente da quello che dice Renzi, si producono gli effetti dell’uomo solo al comando.
Meno democrazia, meno controlli sull’operato dell’Esecutivo porta al declino del potere legislativo in favore di quello del Governo.

Già oggi, in verità si governa con Decreti Legge, con voti di fiducia a raffica, e raramente una legge di iniziativa parlamentare viene approvata.

La separazione dei poteri è stata voluta dai padri costituenti proprio per evitare che un Capo, con attorno a se un gruppo dirigente devoto e prostrato, con un approccio populistico al consenso, possa agire a proprio piacimento, cancellare ogni dibattito e la stessa democrazia all’interno del proprio partito, e farci assistere allo spettacolo di chi la spara più grossa per eccitare la coscienza anti-potere di parte del popolo. Si dimentica Nenni che affermava che “ prima o poi arriva un puro più puro che ti epura”. Avere combattuto, senza cautela e distinzione alcuna, la cosiddetta casta, ha portato al comando dilettanti senza preparazione ed esperienza, con il solo obbiettivo di distruggere l’esistente, senza la capacità di proporre alternative valide , senza la conoscenza della macchina dello Stato, e con un operato da risultati disastrosi. Lo Stato non viene più concepito come tutore e difensore degli interessi di tutti, anzi è l’interesse del singolo che sovrasta quelli di tutti, si cade nell’egoismo sfrenato, si perde la coscienza e si disconosce lo stesso concetto di bene comune.
Ciò che fa specie é la faccia tosta, in una situazione difficile e di grande crisi, nell’affermare che la situazione sta migliorando e che il proprio operato è coronato da pieno successo.
Ora in molti ci siamo esercitati nell’individuare qualche ispiratore di tale capacità comunicativa, avendo già superato la battuta berlusconiana dei”ristoranti pieni”, ma né Vanna Marchi, con le vendite televisive dei filtri per il malocchio, ne i vari venditori di materassi e pentole, possono essere accostati al nostro Premier.

Il fallimento del Job-act è stato certificato in questi giorni: i risultati sono peggiori del 2014, negli ultimi tre mesi, finita la sbornia degli incentivi, abbiamo avuto un 77% in meno dei contratti a tempo indeterminato, il precariato è aumentato del 22% e gli assunti con lo schiavismo dei vouchers sono aumentati del 45%. Bel risultato che ha visto l’Italia dilapidare 14 miliardi di euro per la gioia di FIAT e soci. L’Europa ci consente una flessibilità di altri 14 Miliardi ma ci rimprovera e ci avverte che non tollera altre scorciatoie che vengono messe in essere per far quadrare i conti, debito greco docet. La verità vede il fallimento del Governo in economia su tutta la linea, cresciamo meno di tutti, superiamo solo la Grecia e ciò avviene con il petrolio che balla attorno ai 30 dollari al barile, con il dollaro vicinissimo all’euro e con la BCE di Draghi che pompa danaro. Dovevamo avere sviluppo e crescita con tali elementi favorevoli, invece dobbiamo accontentarci di una crescita dello zero-virgola con la produzione industriale crollata.

In Europa non abbiamo nessuna credibilità, spesso Renzi viene deriso e la nostra politica estera è inesistente. I successi di Renzi vanno misurati nel dare mance a settori e categorie, vedi gli ottanta euro e bonus vari elargiti o promessi a giovani , famiglie e pensionati. Da non trascurare il capitolo delle nomine , in gran parte fiorentine, con pseudo-riforme che hanno peggiorato la situazione, vedi RAI e buona scuola, e con provvedimenti che hanno fatto scatenare la Magistratura. Dalle banche popolari, a quelle cooperative , da Etruria, Marche, Vicenza etc. è stata tutta una sequela di scandali e inchieste. Se questo è governare, dimenticando anche il voto di scambio, allora siamo proprio alla frutta.
La prima Repubblica veniva indicata come madre di tutte le corruzioni, in questa neo-nata abbiamo avuto gli scandali Expò,Mose,Terremoto dell’Aquila, RomaCapitale, Basilicata-TotalPetroli ed altro ancora. La seconda batte la prima Repubblica 100 a 1. Prima si finanziavano i Partiti oggi le tasche di tanti personaggi del nuovismo e della rottamazione. La distruzione dei Partiti ha avuto un risvolto perverso. I partiti avevano la funzione fondamentale di selezionare le classi dirigenti, di un serio controllo dell’operato, evitavano il rampantismo ed il dilettantismo. Prima la gavetta, poi gli incarichi di alto livello. Oggi si è ministri per effetto di amicizia fanciullesca. La riduzione degli spazi di democrazia ha fatto crescere la corruzione, i cosiddetti partiti liquidi permettono le più grandi nefandezze, senza possibilità di giudizio da parte della base ma lasciando ogni potere al padre-padrone.
La legge elettorale Italicum è chiaramente incostituzionale, ripercorre la famosa legge truffa, impedisce il diritto di rappresentanza a tutte le componenti politiche minoritarie. Per i socialisti tale legge sarà un suicidio annunciato. Il Senato non viene abolito, viene solo nominato anziché eletto dal popolo, i neo-senatori, pur con responsabilità importanti, saranno i parlamentari del fine-settimana, in quanto consiglieri regionali e sindaci che dovranno dedicarsi anche ad incarico nazionale con disponibilità di tempo limitata. L’esperienza del Sindaco e del Consigliere Regionale porta a ritenere impossibile assolvere nel migliore dei modi ai due impegni istituzionali, a meno di conduzione allegra di una delle cariche.

Sarebbe stato meglio dimezzare i Parlamentari, con un notevole risparmio, consentire l’elezione diretta del Senato e togliere allo stesso solo la doppia lettura delle leggi ed il voto di fiducia al Governo. Si è preferito invece un altro pastrocchio dopo quello della abolizione delle Province. 
Per riformare la Costituzione si ritorni all’idea di una Assemblea Costituente fatta da eletti del popolo, non da nominati, da studiosi ed esperti, non da dilettanti ed amici dell’oratorio. Credo che basti. Molti errori sono stati commessi dai socialisti . Quando non si presentano le liste con il simbolo alle politiche, quando si eleggono alcuni parlamentari, in casa altrui, garantendo che al ritorno in Parlamento il Partito avrebbe fatto “sfracelli”, invece siamo passati nei sondaggi dall’ 1,4% allo 0,2%, allora c’è da chiedersi se non è il caso di ripensare e cambiare il tutto.
In tutto questo al Referendum i socialisti non possono che votare NO, a meno che vogliano rinunciare ai fondamentali del socialismo, al motivo stesso di chiamarsi socialisti, alla loro collocazione chiara di sinistra, al cambiamento della ragione sociale del Partito. Le mutazioni genetiche hanno sempre portato male, siamo ancora in tempo a ritrovare l’unità e dire tutti insieme NO alle false riforme e NO al governo di destra di Renzi.

Siamo certi che questo è il pensiero della stragrande maggioranza dei socialisti italiani.

Angelo Sollazzo