I bagliori (apparenti) del Lingotto e l’operoso lavorio dei “Socialisti in Movimento”, di Nicola Cariglia

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A Torino non si è riaccesa la stella di Renzi. A Roma un’affollata riunione di socialisti e laici seriamente e senza clamori ha iniziato un percorso accidentato che potrebbe anche portare lontano.
Hanno voglia a menare il can per l’aia, i soliti zelanti cantori delle epiche gesta del potere, ancora abbriccati al carro condotto sempre più incertamente da Matteo Renzi. A fotografare lo stato di precarietà in cui si trova, basta considerare che determinante per la sua vittoria, se si verificherà, sarà Dario Franceschini. E che dagli umori del medesimo Franceschini dipenderà, in gran parte, se e quanto resterà alla guida del PD. Non solo: con l’annuncio, nel suo intervento al Lingotto per il lancio della candidatura di Renzi alle primarie, della necessità di una intesa con Forza Italia e i moderati, il ministro della cultura ha anche indicato quale linea politica il PD dovrà tenere nella prossima legislatura se Renzi vuole restare segretario del partito.

E’ l’ennesimo paradosso e l’ultima contraddizione dell’ormai ex rottamatore: dipendere dall’uomo che, chiamato a sostituire Veltroni alla segreteria del PD, aveva definito il “vicedisastro”. Ecco cosa Renzi dichiarava alla Stampa di Torino il 23 febbraio del 2009: “Sabato è stata un’occasione persa. Non avrei votato Dario: se Veltroni è stato un disastro, non si elegge il vicedisastro per gestire la transizione. In questi anni Franceschini è stato una delusione, percepito come il guardiano di Quarta Fase, l’associazione degli ex popolari: basta con questa storia degli ex!”. E’ sufficiente tutto questo per capire che al di là dei proclami eclatanti di ripartenza, di una nuova fase, del passaggio “dall’io al noi” lo spettacolo emerso al Lingotto nella tre giorni per il lancio della candidatura di Renzi ci parla di un uomo sulla difensiva. Un uomo che si sforza di tenersi stretti i suoi, non proiettato ad aggredire i problemi del Paese.

Ben diverso (si parva licet…) quanto abbiamo potuto constatare (di persona) ad un altro evento che si è svolto a Roma domenica 12 marzo. Associazioni, circoli, gruppi di facebook, siti web soprattutto di matrice socialista si sono ritrovati per prendere una iniziativa che vuole avere come approdo la creazione di un soggetto unitario ispirato alla cultura laica, liberale e socialista. Quale il risultato della giornata? Una buona partenza. La sala era affollata. Non so quanti fossero i presenti: certamente tanti e, oltretutto, provenienti da molte regioni italiane. Sono intervenuti anche Michele Emiliano, governatore della Puglia e uno dei tre pretendenti alla segreteria del PD; Miguel Gotor, esponente del neonato movimento dei Democratici progressisti, e la bravissima Anna Falcone, vicepresidente dei Comitati per il No al recente referendum costituzionale. L’idea è che si sia preso coscienza di due esigenze. La prima è di considerarsi solo gli iniziatori di un processo che dovrà coinvolgere altre realtà per dare vita assieme ad un soggetto politico che dovrà, a pieno titolo, rivolgersi a tutti gli italiani senza limitare l’orizzonte al proprio interno. In altre parole: non basta rimettere assieme i cocci dell’universo laico, liberale e socialista. La seconda esigenza è di passare decisamente alla fase organizzativa della presenza sul territorio e dell’autofinanziamento.
Credo che i tempi siano veramente stretti. Non bisogna disperdere energie su obbiettivi troppo numerosi e vaghi. L’assemblea ha adottato decisioni che possono rappresentare anche una base per una buona organizzazione. Niente è scontato e niente è compromesso.

Nicola Cariglia


Appello finale- Socialisti in Movimento, Roma 12 marzo 2017

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L’Assemblea dei “Socialisti in Movimento” che si è svolta a Roma il 12 marzo 2017 ha concluso i propri lavori con il seguente appello rivolto a tutti i socialisti di buona volontà perché, a partire dal loro diverso vissuto e dalle loro comuni aspettative, partecipino da protagonisti alla ricostruzione di una nuova area socialista in Italia larga e unitaria, indipendente e distinta dall’attuale Pd, che abbia come obiettivo l’affermazione di una nuova sinistra socialista, riformista e democratica.
L’Assemblea si propone la costituzione di un movimento politico nuovo, inclusivo e non divisivo rispetto alle esperienze che i socialisti italiani hanno fatto nei lunghi anni della Seconda Repubblica.

L’ambizione, il bisogno, il desiderio di dare alla cultura socialista una nuova rappresentanza politica ha attraversato la storia dei socialisti negli ultimi decenni ed ognuno l’ha coltivata e praticata come poteva.
Adesso siamo a un punto di svolta, il sistema politico italiano non è più bipolare e la crisi economica mette in evidenza la giustezza delle battaglie storiche del socialismo a favore delle componenti più deboli della società.

Dopo un quarto di secolo dalla nascita della Seconda Repubblica abbiamo il dovere di fornire una risposta alternativa all’anomalia italiana che si è caratterizzata a sinistra non solo nella progressiva cancellazione dei socialisti dalla scena politica, ma soprattutto nel fatto che il più grande partito italiano della sinistra e membro del Pse, per convenienza, abbia contribuito a cancellare il socialismo non solo nel nome, ma anche nella “sostanza”, al punto di avallare, se non di promuovere, nel corso degli ultimi vent’anni una serie di riforme di segno liberista profondamente contrastanti con i valori e le conquiste del socialismo democratico.
Di fronte alle macerie della Seconda Repubblica e di fronte ai segnali di grave preoccupazione per un ulteriore involuzione democratica del sistema politico solo una presenza socialista ancorata ai principi di giustizia e democrazia.

Socialisti in Movimento” non è altro che la prosecuzione, dopo il 4 dicembre, dell’esperienza dei socialisti impegnati nei Comitati socialisti per il No.

Infatti la straordinaria esperienza dei Comitati socialisti del No, il voto che quasi venti milioni di italiani hanno espresso senza equivoci contro il progetto di riforma costituzionale e contro un’idea di una democrazia monocratica, insieme alla sentenza della Corte costituzionale contro l’Italicum che ha definitivamente aperto la strada per il ritorno ad un sistema elettorale prevalentemente proporzionale, sono oggi i punti di forza da cui si può ripartire.

Se non ora quando? Di fronte ad una fase che si è chiusa ed una nuova che si apre, chiediamo a tutti i socialisti delle più diverse appartenenze, a coloro che  ritengono di dover rimanere nelle loro “case”, associazioni, partiti e circoli, e non intendono abbandonarle, ma anche a tutti coloro che sono socialisti senza saperlo, di iniziare con generosità un percorso nuovo che ci consenta di fare delle “cose” insieme, proposte e battaglie politiche comuni.
Per costruire una prospettiva nuova, per senso del dovere, non solo per noi stessi e per i tanti nostri compagni chiusi da anni nella propria autoreferenzialità, ma per dare ai socialisti un ruolo nuovo nella politica e nella società italiana.

A questo proposito l’Assemblea del 12 marzo indica i seguenti obbiettivi:
– dar vita a un movimento socialista largo a cui partecipano senza distinzione tutti coloro che si riconoscono nella cultura socialista democratica italiana e che ritengono necessario che i valori e i principi unificanti di questa cultura possano prevalere nella sinistra italiana. Non un partito, ma un movimento di iniziativa politica, che, con uno Comitato promotore nazionale, si organizza a livello locale su tutto il territorio nazionale in Comitati regionali, provinciali e municipali, aperti a tutti coloro che progressivamente vorranno partecipare.

  • costruire le condizioni perché i socialisti ritornino a partecipare con la propria identità alla competizione elettorale nazionale e da subito alle prossime elezioni amministrative con liste a forte impronta socialista.

    Per raggiungere questi obbiettivi si da mandato al Comitato promotore nazionale di insediare al più presto due gruppi di lavoro, il primo con il compito di affrontare gli aspetti organizzativi del movimento compreso la scelta del nome e di un eventuale simbolo da presentare alle prossime elezioni, il secondo con il compito di organizzare momenti di approfondimento per il perfezionamento dei contenuti programmatici fondamentali della nostra iniziativa.

    I “Socialisti in Movimento” sostengono la battaglia dei lavoratori contro la riforma del Jobs Act e della scuola e sostengono i referendum sul lavoro promossi sulla CGIL.
    Aderiscono e appoggiano la Petizione nazionale per restituire la sovranità agli elettori e sollecitano il Parlamento, nel rispetto della sentenza della Corte, di approvare una legge elettorale di tipo proporzionale che escluda ogni forma di premio maggioritario, che abolisca i capolista bloccati e le candidature multiple.

Tutelare il lavoro delle nuove generazioni, rilanciare il socialismo, di Marco Zanier

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Compagne e compagni,

il movimento che stiamo costruendo oggi è molto importante. Abbiamo bisogno di coinvolgere quante più persone possibile in un processo di trasformazione graduale e profondo dei meccanismi di redistribuzione della ricchezza negli strati sociali più colpiti dalla crisi economica e finanziaria in corso e privati purtroppo dei diritti storicamente acquisiti negli anni ’60 dai governi a partecipazione socialista.

Questa crisi e questa politica non colpisce tutti allo stesso modo. In questi vent’anni, le nuove generazioni hanno visto crescere la flessibilità del lavoro, diminuire i diritti acquisiti (l’ultimo drammatico colpo per noi è stato l’approvazione del Jobs Act), annullare progressivamente l’aspettativa legittima di poter costruire un futuro sicuro per comprare una casa, costruire una famiglia e mettere al mondo figli. La mia generazione, quella dei nati negli anni ’70 ha da tempo la consapevolezza amara di non poter contare mai nella vecchiaia su un reddito da pensione perché con le nuove forme di lavoro precario, le uniche che ci vengono offerte da anni da questo mercato del lavoro, non si è impiegati più continuativamente per quelle che erano le classiche 40 ore settimanali, ma molto spesso per 30 o 20 e saltuariamente, troppo spesso assunti non direttamente da un’azienda ma da un’agenzia di lavoro interinale che ti impiega per una commessa solo per il tempo che serve al datore di lavoro che cerca il personale necessario per un ben determinato periodo.

A questo si aggiunga che quelli di noi che sono stati assunti in pianta stabile da un’azienda, ovviamente dopo una lunga esperienza di precarietà in settori spesso molto diversi tra loro, spinti d un lato  dalla necessità di far fronte alle spese di ogni giorno e dall’altro dall’ambizione legittima di trovare quanto prima la tanto agognata tranquillità, avendo frequentato con passione e convinzione gli innumerevoli corsi di formazione necessari per acquisire le competenze richieste, vivono nel terrore che l’azienda che dà loro oggi da mangiare decida di trasferirsi all’estero per risparmiare sul costo del lavoro, ossia per pagare meno i dipendenti che lavorano per lei. Il caso di Almaviva è sotto gli occhi di tutti, solo per fare un’ esempio.

Chi, come me, ha attraversato per tanti anni il mercato del lavoro di oggi e si è messo in gioco con professionalità e competenza, è sicuramente cresciuto molto e ha sviluppato delle qualità un tempo inimmaginabili, perché prima il lavoro era chiuso in comparti immobili. In questo senso, la mia generazione sa svolgere bene mansioni diverse, in settori differenti e con un miglior rapporto con il cittadino che pretende giustamente un servizio di qualità. Se siamo bravi da un lato, però,  siamo sempre preparati, dall’altro lato, al peggio, perché oltre alla flessibilità che conosciamo non abbiamo la certezza di essere inseriti anche noi alla fine in un posto di lavoro stabile, contrattualizzati come si deve, con la possibilità di chiedere quando serve il miglioramento delle nostre condizioni e il riconoscimento di uno stipendio giusto con tutti gli annessi e connessi.

Oggi, compagni, chi vive e lavora senza le giuste tutele che noi socialisti abbiamo costruito negli anni’60 e che gli ultimi governi e guidati dal PD hanno progressivamente smantellato, può e deve diventare, secondo me, un quadro dirigente importante del nostro partito, come è stato negli anni ’40  e ’50 per Oreste Lizzadri. Io penso spesso a lui in questi giorni, anche se magari non condivido le sue conclusioni “fusioniste”. Penso alla sua esperienza di lotta sviluppata in età giovanile, quando costretto a lavorare il un pastificio, si è accorto che non esistevano regole a favore dei lavoratori e che tutto dipendeva dalla volontà del padrone. Erano gli anni Dieci del Novecento, bisognava avere davvero molto coraggio per mettere in piedi una battaglia sulla dignità del lavoro, ma lui lo ha fatto: ha costruito uno sciopero di tutti i pastai che è risultato vincente ed è stato portato in trionfo dai suoi compagni di lotta alla Camera del Lavoro di Gragnano, la sua zona d’origine, di cui poco dopo è eletto segretario. A soli diciassette anni.

Io che sono iscritto all’attuale PSI dalla sua fondazione e che mi sono sempre riconosciuto nella sinistra socialista, avanzando proposte costruttive negli organi in cui sono stato inserito e dando voce e spazio in rete, attraverso la creazione di blog e gruppi di discussione, ai tanti compagni e compagne che hanno idee e proposte valide e interessanti (ovviamente sistematicamente ignorati dalla dirigenza del partito ed in primo luogo dal Segretario attuale), vedo in questa nostra assemblea di oggi un’occasione importante. Riunire i socialisti nella prospettiva di un socialismo largo e diffuso nel Paese è una preoccupazione che condivido con Angelo Sollazzo ed i compagni che hanno organizzato l’evento. Dobbiamo ricostruire le basi di un Partito socialista degno di questo nome, anche facendo tesoro della fondamentale battaglia che abbiamo combattuto per la difesa della nostra Costituzione. Su questo punto vorrei essere chiaro, noi non dobbiamo partire dalla cosiddetta Grande Riforma di Bettino Craxi, che ancora sostiene suo figlio Bobo, che non si è mai realizzata e che forse è stato meglio così, ma dalla difesa del lavoro dei socialisti che hanno combattuto la battaglia antifascista e che hanno partecipato ai lavori dell’Assemblea Costituente: Vittorio Foa, Lelio Basso, Lina Merlin e soprattutto Pietro Nenni. L’ho detto anche alla conferenza stampa alla Camera il giorno della presentazione del Comitato socialista per il NO. Io che ho gestito il Blog di riferimento di questa nostra battaglia, che ci ha portato a vincere il 4 dicembre al fianco al popolo italiano contro lo scellerato tentativo del governo Renzi sostenuto dai poteri forti, vi dico, compagni, la maggior parte di chi ha partecipato con interventi e riflessioni complesse la pensa come me. Se partiamo dalla nostra Carta costituzionale non sbagliamo, se mettiamo in pratica l’articolo 1 che recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, noi costruiamo davvero il socialismo necessario.

Costruire insieme l’organizzazione necessaria a creare e radicare un movimento socialista largo ha senso oggi solo se il nostro sguardo è rivolto non solo alle  categorie sociali storicamente oggetto delle nostra idea di politica, cui dobbiamo dare certamente una prospettiva di vita diversa da quella decisa dagli ultimi governi a guida PD. Le scelte del governo Renzi hanno infatti stravolto l’esistenza degli insegnanti delle scuole medie e secondarie, costretti a lasciare le case e le famiglie per un lavoro quasi sempre nell’altra parte della Paese; dei medici e degli infermieri costretti a fare i conti ogni giorno coi tagli strutturali alla sanità pubblica a fronte di uno stanziamento crescente di risorse per la sanità privata; degli impiegati delle amministrazioni locali e nazionali che lavorano con professionalità e sono troppo spesso oggetto di campagne denigratorie e generiche dei mezzi d’informazione che attaccano gli ultimi diritti acquisiti dai lavoratori, che invece, secondo me, dovrebbero essere estesi anche ai tanti impiegati delle aziende private. Tutto questo è vero ma non basta: dobbiamo puntare a conquistare il sostegno anche delle nuove generazioni: i nati negli anni ’70, ’80 e ’90, che conoscono solo la precarietà e che le politiche recenti, hanno umiliato, diviso e reso succubi di un mercato del lavoro con sempre meno tutele e diritti. È soprattutto per loro che dobbiamo ricostruire un orizzonte socialista.

Il nostro ruolo è portare nella politica attuale, tutta legata alle convenienze dei singoli governi ed alla loro breve esistenza, la programmazione dell’economia, tanto cara a Riccardo Lombardi. Per fare questo, il movimento che stiamo costruendo deve portarci quanto prima a ricostruire un Partito socialista stabilmente collocato a sinistra. E dovrà essere, penso, un partito che riparte anche dalle intuizioni di Giacomo Mancini della seconda metà degli anni ’60, che, quando noi socialisti eravamo alla guida del Paese, sosteneva che le nostre scelte politiche non potevano essere imposte dall’alto ma dovevano essere elaborate tenendo conto delle trasformazioni della società e dei problemi delle nuove generazioni.

Se vogliamo esistere e crescere come partito dobbiamo pensare ad una politica coraggiosa e seria rivolta alle nuove generazioni di lavoratori, coinvolgendole in prima persona nell’indicarci i nodi da risolvere e la strada da seguire, elaborando, a partire dalla nostra storia politica gli strumenti necessari a dare delle risposte adeguate. Sono settori di lavoro che noi, dobbiamo essere onesti, non conosciamo davvero perché sono nati e si sono sviluppati negli ultimi vent’anni, ma sono queste le frontiere del nuovo socialismo. Io sono sicuro, compagni, che ce la possiamo fare. Avanti!

Marco Zanier  (Intervento all’assemblea “Socialisti in movimento” del 12/03/2017)

Uno strano Paese, di Angelo Sollazzo

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Le analisi del voto sono proprio una coperta corta che ognuno tira dalla sua parte.
Renzi si attribuisce arbitrariamente il 40% del SI. Tutta roba mia,si diceva una volta. Altra furbata. Ma la sberla ricevuta non gli è bastata.

Con il SI si sono schierate le armate al completo della Confindustria, con le migliaia di aziende associate, la CISL con tre milioni di iscritti,la Coldiretti con un milione e passa di iscritti, l’Unione Bancaria e tutte le banche grandi e piccole,la FIAT, con quello che rappresenta ancora in Italia, quasi tutte le associazioni professionali, tutti i canali televisivi RAI e Mediaset, quasi tutta la grande stampa, il sistema finanziario italiano e straniero, JP Morgan, Goldman Sachs, l’Unione Europea, Obama e gli Stati Uniti, la Gran Bretagna,con capofila Tony Blair etc.

Tutti amorevolmente uniti per trarre vantaggio dalla riduzione di democrazia in Italia che il Referendum proponeva.

Tutti renziani? Tutti del PD? Ma non scherziamo.

Sul Fronte del NO si assegnano la vittoria da una parte la Lega e dall’altra il movimento 5Stelle.
Per carità hanno fatto la loro parte, ma dimenticano i loro stessi numeri (10% e 25%). Ed il resto? Si dimentica l’oltre l’80% dei giovani, il Sud dove il NO ha stravinto e certamente non vota Lega, i disoccupati, gli sfruttati dai vouchers, gli otto milioni di poveri, i costituzionalisti più preparati, la sinistra storica e quella giovane che dopo anni è tornata al voto, dopo aver disertato le urne, per difendere la Costituzione, facendo tornare la percentuale dei votanti al 70%.Certo i 5Stelle hanno buone ragioni da far valere e rappresentano istanze che i partiti tradizionali hanno trascurato, ma fino a quando i candidati a governare confondono il Venezuela con il Cile, Fidel Castro con Chavez, o dicono che il Kenia sia una medicina, allora proprio non ci siamo. C’è ancora bisogno di cultura.

Il fronte del NO non vuole e non deve essere una coalizione di governo.

Anche per il Divorzio avevamo per il NO dai fascisti ai comunisti estremisti.
Una domanda semplice pochi la fanno. Tu, Renzi, chiedi al popolo, vuoi non contare più nella scelta dei parlamentari, poiché con l’Italicum e trucco annesso dei capilista, i deputati li scelgo in stragrande maggioranza io, i senatori, controllando 17 Regioni su 20, li scelgo sempre io, con consiglieri regionali e sindaci che mi sono fedeli ed il tuo voto non vale un tubo? Ed il popolo ha risposto come doveva con una valanga di NO. Altra domandina. vuoi che risparmiamo solo 24 milioni,senza considerare diarie e trasferte, non abolendo il Senato, ma facendolo a mia somiglianza, ed in contemporanea spendo 170 milioni per l’acquisto del nuovo aereo presidenziale e 10 milioni per i miei consulenti fiorentini, mettendo, anche, a capo dell’Ufficio Legislativo un vigile urbano della mia città?

Ecco senza approfondire troppo,e bisognerebbe farlo, la risposta c’è stata a domande facili.
Occorre ritornare alla politica,alle culture politiche,alla preparazione politica. Le scorciatoie portano solo disastri.

La furbizia viene sempre battuta dall’intelligenza.

Angelo Sollazzo

Dopo il successo del NO al referendum del 4 dicembre

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Care compagne e cari compagni,

i socialisti che in questa lunga campagna referendaria hanno sostenuto le ragioni del No dando vita ad un proprio Comitato ringraziano tutti coloro che fin dalle prime ore hanno accolto il nostro appello, hanno fatto proprio il senso di una battaglia democratica figlia della nostra storia e della nostra cultura riformista e con un impegno e una passione, che sono andati ben oltre ogni migliore aspettativa, hanno contribuito a conseguire questo straordinario risultato di popolo.

Abbiamo così, tutti insieme, difeso la nostra identità e costruito le condizione per allargare la nostra comunità, reagendo all’arroganza e alle intimidazioni di chi voleva ingessare l’iniziativa socialista nel disegno autocratico di Matteo Renzi.

Come la maggioranza degli italiani, cosi la maggioranza dei socialisti si è ribellata e ha prodotto una “valanga di No” per difendere il proprio diritto di voto, lo spirito democratico della Costituzione, contestando sia il merito che il significato politico della proposta del governo.

Con il nostro Comitato abbiamo costruito rapporti nuovi con tanti socialisti dispersi, giovani e anziani, quelli che potranno consentire presto la rinascita di un Psi su base nuove, quelle del No, e contemporaneamente promuovere la riorganizzazione di un’area socialista larga, partendo dalla vecchia convinzione che non c’è sinistra senza una sinistra socialista riconoscibile.

I socialisti del No hanno potuto intercettare in questi mesi le speranze e il sentimento della maggioranza del popolo italiano, e dei giovani in particolare, quelli che aldilà dei partiti e delle logiche di schieramento hanno fatto una scelta di campo per difendere il potere della propria sovranità e aprendo una strada di profondo cambiamento rispetto all’involuzione politica che l’Italia ha conosciuto in questi ultimi vent’anni.

Come accadde nel ’74 con il referendum del divorzio, gli italiani hanno espresso con il NO il bisogno di un grande cambiamento politico e sociale, hanno voluto fermare un processo di continua degenerazione, hanno dato un segnale preciso, che non assolve né la politica né le istituzioni, ma rivendica una politica nuova.

Spetta quindi adesso anche a noi socialisti del No non interrompere il percorso e come avevamo annunciato prima del voto andare avanti, non disperdendo le energie che abbiamo messo in campo, ben sapendo che le forze sconfitte, sia interne che esterne al paese, non si fermeranno davanti alla battuta d’arresto che hanno subito il 4 dicembre.

Per questo dobbiamo presto moltiplicare le occasioni di incontro sia a livello nazionale che a livello locale. e presto convocheremo una riunione per una valutazione collettiva del voto e delle sue conseguenze.

Come socialisti per il No parteciperemo ad ogni manifestazione e confronto con tutti coloro che hanno vissuto la grande esperienza del No con altre sigle e altri comitati e con le forze riformiste della sinistra che hanno sostenuto il No dobbiamo sentirci impegnati a costruire un progetto politico duraturo.

Da subito possiamo individuare tre obbiettivi.

La battaglia contro l’Italicum, per seppellire ogni ulteriore tentativo di ripristino di leggi maggioritarie e contemporaneamente incostituzionali, facendo la nostra parte perché il Parlamento, libero dai condizionamenti del Governo e forte del consenso polare, approvi una legge elettorale rappresentativa del popolo, quindi proporzionale, per sostituire un parlamento di nominati con un parlamento di deputati e senatori eletti direttamente dai cittadini.

Dobbiamo saper cogliere dal voto referendario il senso profondo della riscoperta dell’amore popolare per la democrazia, da allargare alla partecipazione dei cittadini e non da restringere; dobbiamo saper cogliere il grido d’insoddisfazione che si é levato con il voto referendario che ha sottolineato quanto siano aumentate le diseguaglianze tanto nel nord industrializzato come nel sud del nostro paese; quanto sia aumentato il numero dei poveri e dei disoccupati giovani e non e il conseguente disagio sociale della popolazione. Un impegno che può essere favorito dall’approfondimento e dalla conoscenza della storia e delle esperienza del movimento socialista italiano.

Infine contribuire a riorganizzare con tutti coloro che ci stanno un’area larga della sinistra socialista italiana capace di essere influente nelle scelte di politica economica e internazionale, con un progetto chiaro di riforma per uno Stato più giusto, garante di diritti sociali uguali per tutti e di libertà, con l’obiettivo primario di dare una risposta di governo convincente ai nuovi e vecchi problemi del paese. Un’area socialista larga in grado di affrontare le prossime scadenze elettorali ed avere una significativa ed autonoma rappresentanza parlamentare.

Riepilogo delle bugie di Renzi, di Angelo Sollazzo

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1)Non è vero che la pseudo-Riforma Renzi propone un processo di semplificazione politica. L’unico risultato è che per i cittadini non sarà più necessario andare a votare in quanto avremo solo parlamentari nominati.I deputati con il trucco dei capi-lista bloccati ed i Senatori espressione dei vertici di partito locali con accordi di bassa lega(chi fa l’Assessore, chi il Senatore, chi il presidente di Commissione). Gli italiani nella misura dell’82% vogliono scegliersi i propri rappresentanti in Parlamento con il voto di preferenza. Si attenta in modo palese alla sovranità popolare.
L’unica semplificazione è che non si abolisce il Senato ma gli elettori.
2)Non è vero che l’attuale Parlamento poteva procedere all’approvazione di una Riforma Costituzionale in quanto dichiarato illegittimo dall’Alta Corte, poiché é espressione del Porcellum, con 270 Parlamentari che hanno cambiato Partito e tradito i loro elettori e con un Capo del Governo diventato tale con il tradimento nei confronti di un suo collega di Partito, rassicurato prima e pugnalato dopo: Renzi Premier non eletto nonostante avesse garantita la sua disponibilità solo dopo un voto popolare.
3)Non è vero che il costo della politica si riduce con un risparmio di mille milioni(prima versione) di cinquecento(seconda versione) ma secondo la Ragioneria dello Stato il risparmio è di soli 48 milioni, ridotti a 24, per le trattenute che venivano fatte ai senatori, e di seguito con le trasferte e le diarie per i consiglieri regionali neo senatori il risparmio è vicino allo zero. Il Senato resta com’è, sarebbe bastato ridurre i deputati a 400 ed i senatori a 100 per un vero risparmio sui costi della politica.
4)Non è vero che viene sveltita l’approvazione delle leggi. Oggi il Parlamento italiano è il più veloce in Europa. Il problema consiste nell’eccessivo numero delle leggi e la incompetenza dei legislatori con errori marchiani per i quali l’Italia è divenuta lo zimbello d’Europa, vedi Codice degli appalti,Riforma pubblica amministrazione, Buona Scuola,Jobs Act, Riforma RAI etc. Non esiste una sola legge renziana che funzioni.
5)Non è vero che vengono ridotti i poteri delle Regioni, anzi vengono premiate con la nascita del Senato espresso da loro e con una diversa rappresentatività tra le stesse, mentre un assurda differenziazione viene riservata a quelle a Statuto Speciale(5).Dopo gli scandali degli ultimi tempi per premio diverranno anche senatori con l’immunità parlamentare.
6) Non è vero che è un buon testo in quanto vi sono errori , periodi sgrammaticati(art.70), omissioni e dimenticanze varie, come quella dell’età dei senatori che potranno essere 18enni, (Senato da senes=anziano) ovvero attacco alla sovranità nazionale( Art.117).

Angelo Sollazzo

Appello finale del Comitato socialista per il NO

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Compagne e compagni,
se è vero che prudenza ed esperienza ci inducono a non dare per certa una vittoria percepita, non è certamente imprudente prepararsi a gestire la difficile fase politica che si aprirà dopo il voto referendario e a predisporre idee, strumenti e iniziative per far fronte a due possibili scenari.
Se prevarrà il NO, verrà bloccato l’assalto all’impianto democratico della Costituzione. E’ questo un obiettivo essenziale ma dobbiamo essere consapevoli che non si bloccherà, da parte dello schieramento battuto, il tentativo di svuotamento dei contenuti di autonomia e del carattere di sovranità statale e democratica della Carta. I tentativi di rivincita riemergeranno anche perché vasto è il fronte, interno ed esterno, dai connotati non solo economici ma anche politici e culturali, che ormai colloca le Costituzioni dei popoli come reperti di archeologia, inadatte a farsi permeabili ai processi di globalizzazione, alle necessità di unificazione e omogeneizzazione della governance, alle leggi del mercato.
L’obiettivo di questo largo fronte è chiaro, più volte dichiarato ed anche teorizzato: le Costituzioni devono perdere la “rigidità” fondata sulla sovranità nazionale e popolare, unica titolare della difesa e della revisione del sistema dei diritti e dei poteri democraticamente conquistati; le Costituzioni – in sostanza – devono perdere la loro forma storica a favore di una forma “flessibile”, di “legge-regolamento” la cui malleabilità deve seguire i cicli congiunturali dell’economia mondiale e dell’equilibrio dei poteri che di volta in volta si ridisegnano.
Da tempo forze potenti si stanno muovendo contro il costituzionalismo democratico, individuato soprattutto in quei sistemi politici dell’Europa “periferica”, marginale, come viene classificata l’Italia. In un noto report di J.P. Morgan del maggio del 2013 (The Euro area adjustment: about halfway there) tali sistemi si sono ricostruiti in seguito a dittature e sono segnati da tali esperienze. Le Costituzioni “tendono a mostrare una forte impronta socialista, riflettono la forza delle Sinistre politiche, una forza conquistata nella lotta al fascismo”. Sistemi politici da correggere, quindi, perché da questa forza discendono: esecutivi deboli, un debole centralismo dello Stato rispetto alle regioni, la costituzionalizzazione dei diritti dei lavoratori, il clientelismo e tanto altro da raddrizzare. Ma non è solo l’opinione di una Banca mondiale. Recentemente molti rappresentanti di interessi forti si sono espressi a favore di un “riorientamento” della nostra Costituzione nel senso del “vento” dei mercati, dalla Goldman Sachs (settembre 2016) alla Confindustria.
La riforma costituzionale di Renzi è dentro questa “tendenza”. L’obiettivo della Costituzione malleabile era già dentro la nascita di questo Governo. Nel disegno di legge costituzionale presentato dal Presidente del Consiglio l’8 aprile del 2014, si legge con chiarezza che il processo di revisione deve seguire “l’esigenza di adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance economica europea (…) e alle relative stringenti regole di bilancio.” Il governo Renzi, senza alcuna dichiarazione al Parlamento, ha annullato il processo di revisione costituzionale dell’articolo 138 già avviato e a buon punto dell’iter parlamentare, sostituendolo con una iniziativa, non del Parlamento ma di una commissione, che ha dato al governo centralità di iniziativa nel ridisegno costituzionale.
La riforma costituzionale del governo segue il “vento” dei mercati. La “nuova” Costituzione, secondo Renzi, è pensata per far fronte alle “sfide derivanti dalla internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale” e a questo imperativo si deve sacrificare l’impianto del costituzionalismo democratico.
A dividere il Paese e a infiammare la campagna referendaria non è stata certamente la comune e sentita richiesta di ridurre il numero dei parlamentari (e non secondo le recenti pulsioni populistiche del nostro premier) oppure il superamento del bicameralismo paritario (ben dibattuto sin dentro la Costituente del 1947!) o –ancora- il superamento del CNEL. Quello che divide e dividerà anche dopo il 4 dicembre, è la natura della nostra Costituzione declassata a legge-regolamento. Non si fa fatica a riconoscere che la vittoria del SI’ aprirebbe la prospettiva di una revisione “permanente” della Costituzione perché la forza politica che vincerà le elezioni, con il premio di maggioranza che trasforma le minoranze politiche in maggioranze parlamentari, potrà prendere in ogni momento iniziative nel solco della demolizione del costituzionalismo democratico.
Questo sarà il terreno di battaglia politica dei socialisti a partire dal 5 dicembre e su questo terreno lavoreremo con le forze riformiste che hanno scelto il NO e quella parte della sinistra che avrà la forza e l’intelligenza di non farsi trascinare in una battaglia di pura difesa dell’esistente.
I socialisti per il NO, come hanno già detto nella Lettera aperta a tutta la sinistra, rivolgono un appello a tutte le forze democratiche e riformiste per aprire un confronto che prenda atto della necessità di dar vita a una Costituzione che si collochi in una dimensione globale partendo dall’identificazione del confine tra sovranità nazionale inalienabile e parti di sovranità nazionale negoziabili.
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Comitato Socialista per il NO
Presidente Onorario Rino Formica
Presidente Bobo Craxi
Angelo Sollazzo
Roberto Biscardini
Gerardo Labellarte
Pieraldo Cucchi
Aldo Potenza
seguono oltre tremila firme