Costituzione italiana

Renzi, Alfano e Nencini a casa, di Angelo Sollazzo

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Ci vuole una bella dose di faccia di bronzo rimediare una sonora batosta elettorale e far finta di nulla.
Cosa deve accadere ancora per vedere delle dimissioni vere? Un terremoto ondulatorio e sussultorio, uno tsunami, una guerra mondiale per far muovere dalla poltrona Renzi e soci?
Renzi governativo è stato un vero disastro, ha tentato di realizzare da sinistra il programma di Berlusconi, solo che gli italiani tra copia e originale preferiscono l’originale.

Dopo il rovinoso risultato del Referendum, di una prima cocente sconfitta alle amministrative , della perdita di circa un milione di voti alle primarie e con la disfatta di ieri , sarebbe stato logico aspettarsi le dimissioni. Invece il commento è allucinante: gli sconfitti sono gli altri, non esiste un nesso politico e nessun risvolto nazionale.Nessuna autocritica alla mutazione genetica del centrosinistra, alla perdita di consenso tra i lavoratori, i giovani ed i ceti poveri.

Il Renzismo è stato rigettato più volte in tutte le sue sfumature, i rampanti , i rottamatori e gli arroganti hanno avuto il ben servito. Se Renzi è stato sconfitto in modo inequivocabile, Grillo non può certo gioire visto che è scomparso quasi ovunque. È un gioco lezioso e da sprovveduti parlare di un passo avanti visto che cinque anni fa non esistevano. La forza politica si misura su quello che si è oggi e non ieri o prima ancora.

Renzi e Grillo hanno fatto il miracolo di resuscitare Berlusconi, ormai considerato ibernato.
La sinistra, liberata dai lacci centristi e dai pruriti prodiani, deve ricostruire la sua unità con un programma chiaro, con una scelta di campo decisamente a favore dei poveri e del lavoratori e con una classe dirigente che lotta per gli ideali e non per la propria poltrona.
Del manipolo nenciniano evito di parlare per amor di patria. Il socialismo, ideale più alto della storia dell’umanità, merita ben altro.

I socialisti tra breve verranno chiamati a raccolta per ricostruire insieme e senza esclusioni di sorta la loro casa comune.

Angelo Sollazzo

Dal 4 dicembre al 18 giugno. Socialisti in Movimento: Assemblea nazionale per la democrazia e l’uguaglianza

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L’appuntamento politico-elettorale del 2018 sarà, per gran parte del popolo socialista, l’occasione di una verifica delle scelte compiute nel corso degli ultimi anni.

Nel corso degli anni siamo diventati tutti consapevoli del fatto che il puro e semplice richiamo alla nostra identità non ha in sé alcuna capacità di attrazione.

Ma nel frattempo ci siamo divisi sulle conseguenze da trarne. Da una parte quanti hanno pensato che il richiamo al socialismo non avesse più senso nella società italiana del ventunesimo secolo. Dall’altra quelli che, come noi, ritengono che il difetto fosse essenzialmente nostro: nella nostra incapacità ad offrire risposte adeguate alla domanda potenziale di socialismo e di democrazia che pure esisteva ed esiste nel nostro paese e che ritengono che la questione socialista si aprirà nella sinistra italiana così come si è aperta in molti altri paesi.

Di qui la nostra totale adesione – come Socialisti in Movimento – alla battaglia referendaria per il No. Scelta ampiamente ripagata dal risultato del 4 dicembre. Un risultato che abbiamo raccolto, insieme, con grande entusiasmo e con grande rispetto. Con grande entusiasmo perché abbiamo avuto modo di constatare, senz’ombra di dubbio, che posto di fronte ad un quesito, che non investiva semplicemente il contenuto di una riforma ma anche la natura del leader e del governo che l’aveva proposta e più in generale le politiche economiche e sociali della seconda repubblica, il popolo italiano avrebbe risposto con un sonoro No. Con grande rispetto perché eravamo convinti che questo No non appartenesse a nessuno e non potesse essere utilizzato da nessuno per i propri fini particolari; ma che, invece, obbligasse tutti a seguirne le indicazioni.

Seguirne le indicazioni” significava almeno tre cose. Mantenere l’operatività unitaria dei comitati creati in vista del referendum; contrastare e cercare di modificare le politiche che gli italiani avevano condannate; e, infine, operare, da subito perché le attese espresse dal voto trovassero un adeguato e, aggiungiamo subito, autonomo punto di riferimento nel prossimo parlamento.

A nostro parere, nei sei mesi che sono intercorsi tra il 4 dicembre e il nostro appuntamento di Roma, poco è stato fatto in queste tre prospettive: un vuoto sostanziale nell’iniziativa dei comitati; l’affermarsi incontrastato di pratiche e di scelte di governo in totale controtendenza rispetto alle aspettative della maggioranza degli italiani; e infine il concentrarsi del dibattito politico intorno alle formule, alle persone, alle leadership e persino il ritorno dell’Ulivo e del vecchio centrosinistra, che nel migliore dei casi non hanno nulla a che fare con i nostri problemi e, nel peggiore, ne ostacolano gravemente la soluzione.

Oggi, l’appello Falcone/Montanari e l’incontro di Roma per gestire insieme gli sbocchi del voto del 4 dicembre, rappresentano un ritorno al punto di partenza e insieme un richiamo ad una correzione di percorso.

In primo luogo: il richiamo al ruolo essenziale delle strutture di base, degli apolidi, della sinistra frantumata e dispersa per un processo che, in linea di principio, esclude solo coloro che “non ci stanno”; il carattere unitario di questo processo a immagine e somiglianza di un No che coinvolge i liberali così come la sinistra radicale; e, infine e soprattutto, lo sbocco politico, con la presentazione di una lista unitaria “per la democrazia e per il lavoro”.

Da oggi i Socialisti in Movimento, nati dall’ esperienza dei Comitati Socialisti per il No, si sentono partecipi, con la dignità dei propri valori, di questo nuovo progetto politico, da costruire insieme, per proporre al paese soluzioni coraggiose e affrontare la grave crisi sociale e politica che attraversa.

Toccato il fondo, di Angelo Sollazzo

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Il dibattito di questi giorni sulla legge elettorale dimostra come la classe dirigente politica abbia ormai toccato il fondo.

A fronte di una chiara decisione della Corte Costituzionale, che ha spazzato via Procellum, Italicum ed ammennicoli vari, i partiti maggiori si sono arrovellati per tentare di approvare una legge che potesse solo tutelare gli interessi delle forze politiche maggiori. Prima il preferito era il sistema Mattarellum, quindi il Provincellum, infine quello tedesco. In queste ore anche la scelta germanica è stata accantonata e siamo di fronte ad un nuovo pastrocchio, sempre che superi il vaglio postumo dell’Alta Corte.

Cosa che fa specie è la rinuncia a ritornare alle preferenze, che erano state invocate da tutti per riavvicinare l’eletto all’elettore. Perfino il PD, per non parlare di Forza Italia, declamavano la loro volontà a far eleggere direttamente dai cittadini i loro rappresentanti. Cosa ancora più eclatante è stata la inversione di marcia dei 5Stelle, che dopo avere considerato il ritorno alle preferenze come loro linea del Piave, si sono miseramente attestati sulle posizioni degli altri. La verità è che Grillo è come Renzi e Berlusconi e vuole parlamentari dimezzati e non autonomi in quanto nominati dei padroni del vapore. Poco importa se in un sondaggio ben l’82% degli italiani ha detto di preferire il ritorno alle preferenze, per scegliere il proprio rappresentante e non funziona neanche la pantomima della governabilità, visto che dal 1994, senza preferenze, i Governi sono caduti come birilli, che il potere di ricatto ha avuto notevole espansione e che i gruppi parlamentari sono cresciuti da 7/8 a 25/30. Quindi non raccontiamoci frottole.

Per non parlare dello sbarramento del 5% che potrebbe anche significare la non rappresentatività di 8 o 10 milioni di elettori.

La democrazia si esprime con la rappresentanza di tutti, anche con le forze minori ,ed i Costituenti scelsero il proporzionale per tutelare il diritto di tribuna delle minoranze. Renzi ,Grillo e Berlusconi sono la rappresentazione della stessa politica. Basta con le finzioni . Si ritorni al partiti veri, si applichi l’art.49 della Costituzione sulla trasparenza e democrazia interna delle formazioni politiche, si ritorni agli ideali puri ed alle culture politiche che hanno governato e consentito la libertà di espressione da decenni nel nostro Paese.

Angelo Sollazzo

Legge elettorale e prima Repubblica, di Angelo Sollazzo

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Nel frasario politico attuale la prima repubblica viene definita la “madre dell’inciucio”, i suoi protagonisti espressione della corruzione, i partiti politici ferrovecchi del 900.
All’inizio tutti, o quasi,gli italiani erano stati presi dalla mania di cambiare, modificare o rottamare. Senonché i risultati degli ultimi venticinque anni sono stati a dir poco disastrosi.
Iniziò Berlusconi che in politica ci arrivò per salvaguardare i propri interessi, inizio a parlare di teatrino dei partiti, ad usare massicciamente il potere televisivo, a mobilitare aziende e dipendenti, a trasformare la politica in un vero spettacolo di cabaret. Tutto ciò senza affrontare il tema dei comportamenti personali, olgettine, pupe e via dicendo, che ci hanno creato la derisione di mezzo mondo. Sono quindi arrivati sulla scena Grillo e Renzi. Quest’ultimo, da buon comunicatore, cerca sempre di attribuire ad altri le sue pecche. Con grande coraggio parla di lotta alla corruzione, anche nel momento in cui si vedono in grande difficoltà suo padre e la sua amica Maria Elena Boschi, mentre una componente del Governo, incappa nello scandalo dei petroli in Basilicata, in casa PD ci sono arresti a valanga, etc.

Renzi parla di cambiare l’Italia, dopo essere stato per ben tre anni capo del Governo senza combinare nulla e dando la colpa a chi lo ha preceduto. I politici brutti e cattivi sono altri, lui è buono e vergine. Una bella faccia tosta quando, dopo aver annunciato il ritiro dalla politica per la sonora batosta rimediata al Referendum costituzionale, ritorna in campo come niente fosse. Sulla legge elettorale cambiare idea è divenuta un’abitudine. L’ultima prevede il 50% dei seggi assegnati in collegi uninominali piccoli, e l’altro 50% con il proporzionale e liste bloccate.
Insomma il fatto che l’82% degli italiani vuole il ritorno al voto di preferenza, per scegliere direttamente il proprio rappresentante a Renzi non interessa affatto. Per i collegi uninominali sceglie il Partito, per le liste proporzionali sceglie sempre lui. In barba alla Corte costituzionale ed alla volontà degli italiani. Tutti nominati e tutti amici. Grillo inizia denunciando malcostume ed imbrogli vari, da comico arguto tocca le corde della sensibilità degli italiani arrabbiati.
Si perde, invece quando tenta di trasformare il suo movimento protestatario in forza di Governo.
Protestare è importante, ma poi serve governare. Le scelte dei capi del Gruppo non sono tra le più felici. Il prescelto capo del Governo si confonde nell’uso del congiuntivo, mostrando chiaramente qualche difficoltà con la lingua italiana, poi confonde ancora la professione del sociologo con quella dello psicologo, afferma che Pinochet è stato dittatore del Venezuela e non del Cile, invece il candidato ministro del esteri chiede i vaccini gratuiti per tutti, non informandosi che lo sono sempre stati. Insomma strafalcioni a ripetizione. Possono questi governare l’Italia? No, non è possibile.
I tanto vituperati partiti selezionavano la classe dirigente, preparavano i quadri, escludevano gli incapaci. Il politico prima di aspirare allo scranno parlamentare doveva fare la gavetta in periferia , veniva sottoposto a continue valutazioni e veniva eletto direttamente dagli elettori.
Certo vi erano comportamenti scorretti, corruttele varie , responsabilità gravissime, ma mai a livello di quanto accade oggi. Basterebbe applicare l’articolo 49 della Costituzione sulla trasparenza e sulla democrazia interna ai Partiti, per avere una classe dirigente degna di questo nome. Ritorniamo alla politica vera , ricostruiamo i Partiti, selezioniamo i candidati, ritorniamo agli ideali ed alle culture politiche. I personalismi portano male, il collettivo evita avventure.

Angelo Sollazzo

Intervento di Aldo Potenza all’Assemblea “Socialisti in Movimento” di Milano

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Aldo Potenza

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E’ frequente ascoltare interventi che sostengono superate le divisioni fra destra e sinistra. Ovviamente le caratteristiche della destra e sinistra del ‘900 oggi si presentano in forme diverse rispetto al passato, ma questa condizione non può indurci a credere che le questioni di quel tempo siano superate e tutto si risolva in un tecnicismo che non abbia alcun riferimento alle categorie destra e sinistra.

La liberalizzazione dei capitali, la pressante spinta verso le privatizzazioni in ogni campo, la richiesta di sempre meno tutele per il lavoro etc, sono tutte riconducibili a precise culture di riferimento ed in particolare alla scuola di pensiero di Milton Friedman e George Stigler che hanno posto il mercato e la libera concorrenza (libera da “interferenze” della politica) come naturale regolatore dell’economia, della finanza e infine delle condizioni dell’uomo.

I primi sostegni a tale politica vennero in Italia da Gianni Agnelli, che in una intervista concessa il 30 gennaio 1975 al Corriere della Sera sostenne che ” Probabilmente dovremo avere governi molto forti che siano in grado di far rispettare i piani a cui avranno contribuito altre forze oltre a quelle rappresentate in Parlamento; probabilmente il potere si sposterà dalle forze politiche tradizionali a quelle che gestiranno la macchina economica; probabilmente i REGIMI tecnocratici di domani ridurranno lo spazio delle libertà personali. Ma non sempre tutto ciò sara un male.”
Forse è il caso di ricordare che in precedenza fu pubblicato a cura della Trilateral Committee un rapporto il cui titolo era “The Crisis of Democraticy”.

Più recentemente sono poi venute allo scoperto le “cure al sistema democratico” sostenute con gran forza dal mondo dalla finanza ovvero la necessità, in particolare per l’Italia, di modificare la nostra Costituzione considerata a forte impronta socialista e pertanto da “riformare” in modo che la cultura neoliberista possa avere pieno riconoscimento costituzionale.

Il recente referendum con la vittoria del no ha momentaneamente sconfitto questo disegno, ma sia l’orientamento dell’UE, sia l’inacapacità del PSE che con le politiche presentate come modernizzazioni ha lentamente smarrito le tradizionali politiche socialdemocratiche e ha favorito l’affermarsi della cultura e dell’azione di governo ispirata al neoliberismo, rendono estremamente fragile la difesa rappresentata dalla Costituzione.

I socialisti e la sinistra democratica, al contrario dei neoliberisti, pur sostenendo la libera iniziativa, pongono al centro della loro azione le condizioni dell’uomo e non sono disponibili ad alienare i diritti dei cittadini e dei lavoratori in nome delle forze economiche e finanziarie che dominano il mercato.
Appare in tutta evidenza che la difesa di quei diritti, oltre a rappresentare la linea di demarcazione fra destra e sinistra, riguarda anche la questione democratica, come l’intervento di Agnelli chiarisce oltre ogni dubbio.

Non siamo conservatori delle conquiste del 900, sappiamo che molte condizioni sono mutate, ma pensiamo che si possa e si debba cambiare mantenendo sempre al centro della nostra azione le condizioni di vita delle persone.

Un esempio riguarda il jobs act. Pochi ricordano che Renzi prima di diventare presidente del consiglio tra le azioni di riforma del mondo del lavoro affrontò la questione dei comitati di sorveglianza dei lavoratori nelle grandi imprese. Una iniziativa che con caratteristiche diverse fu affrontata già nel lontano 1944 dail socialista D’Aragona e successivamente, nel 1946, da Morandi con un disegno di legge elaborato dal socialista Massimo Severo Giannini.

Evidentemente strada facendo Renzi si è reso conto che le forze economiche italiane hanno sposato la cultura politica neoliberista e non hanno intenzione di creare strutture che introducano forme avanzate di democrazia industriale. Vogliono libertà di licenziare trattando il lavoro alla stregua di merce sul mercato.

Renzi li ha accontentati diventando, come Agnelli anticipò, il capo del governo al servizio delle tecnocrazie economiche e finanziarie.

Le conseguenze devastanti del neoliberismo, provocando un profondo malcontento che assume sempre di più un atteggiamento rancoroso verso la politica e spesso persino verso le Istituzioni, si traducono nell’elezione di Trump negli USA e nella nascita di tanti partiti e movimenti di protesta che rischiano di destabilizzare il disegno europeo che appare sempre più lontano dal progetto iniziale.
Il deserto politico culturale che è stato prodotto dalla falsa rivoluzione del 94 e dalla incapacità dei post comunisti è devastante. I comunisti, incapaci di fare i conti con la loro storia rifugiandosi in un contenitore che già nel 2002 Barbara Spinelli nel bel libro il “sonno della memoria” criticava nel seguente modo “Orbi della vecchia identità, finiranno col dimenticarla del tutto e non sapranno di conseguenza neppure metterla davvero in questione. Indossatana una nuova, non sapranno portarla con disinvoltura, dovendo fingere un patrimonio che comunque non possono amministrare perfettamente. Il destino che hanno di fronte, di partito senza storia nè fisionomia, si preannuncia triste”, oggi sono sconfitti nella casa che hanno contribuito a costruire e chi l’ha abbandonata rischia di apparire nostalgico di una storia non più riproponibile.

Ai socialisti in movimento spetta un grande compito che non si risolve nel ricomporre il mosaico delle loro disperse forze, ma nel ricostruire una forza che contamini della loro cultura anche chi oggi ha scelto la strada dell’autonomia a sinistra del PD.

Aldo Potenza

29/04/2017

 

Socialisti in Movimento- Intervento di Angelo Sollazzo

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Nelle ultime settimane il panorama politico ha subito cambiamenti profondi e niente può essere rapportato alla situazione di solo qualche mese fa.

La scissione nel PD, la nascita del Campo progressista di Pisapia, lo scioglimento di SEL e la comparsa di Sinistra Italiana ed in ultimo l’incauta convocazione di un congresso straordinario del PSI, rappresentano un quadro modificato della sinistra italiana con il quale confrontarsi con speranza e preoccupazione.

I socialisti italiani si stanno riaggregando in nuove forme e stanno riprendendo un loro specifico ed autonomo ruolo nella società politica.

L’appiattimento sulle posizioni del Governo renziano di Gentiloni, la mancanza di un qualsiasi dibattito interno, la determinazione a voler continue rese dei conti, hanno ridotto il glorioso PSI a poche rappresentanze nelle istituzioni, iscrizioni in calo e nessun dato elettorale in quanto da anni il Partito non si presenta con il proprio simbolo alle elezioni.

Se il dato è sconfortante per manifeste responsabilità del gruppo dirigente, non si può ritenere utile la fuoriuscita dall’attuale Partito che, nel bene e nel male rappresenta la tradizione socialista, per approdare a improbabili movimenti di nuovo conio che non hanno riferimenti ideologici chiari, a cominciare dal nome, anche se abbiamo apprezzato la presa di distanza dall’imbroglio renziano. Quindi dentro il PSI per cambiare il PSI. Le scorciatoie non servono, le parole riformista e progressista sono per noi aggettivo del sostantivo socialista e non accetteremmo di aderire a nessun movimento che non si definisca socialista. I partiti e movimenti  solo aggettivati non rappresentano alcuna cultura politica, nascono e muoiono a seconda delle convenienze dei loro gruppi dirigenti ed ispiratori. Il socialismo come le altre culture politiche ha storia, presente futuro poiché rappresenta una particolare visione della società.

Nel particolare momento politico che viviamo diventa imperativo per i socialisti e la sinistra democratica lottare e battere i populismi di destra e sinistra.
Nell’ultimo ventennio populisti sono stati Berlusconi, Bossi e Salvini, Grillo e Renzi, che separatamente hanno ingenerato il cancro dell’anti-politica con i risultati che conosciamo.
I socialisti hanno il dovere di lavorare per l’applicazione dell’art. 49 della Costituzione per la trasparenza e la democrazia interna dei Partiti come condizione essenziale per battere il populismo.
Il PSI con il congresso di Montecatini del 2008 pose il tema come elemento essenziale del suo rinnovamento per poi dimenticarlo  pensando di poterlo applicare solo agli altri. Anzi all’inizio della attuale legislatura i pochi deputati socialisti, pur eletti nelle liste del PD, presentarono una proposta di legge in tale direzione contenente un controllo terzo (Corte dei Conti?) per la trasparenza contabile ed amministrativa e addirittura all’art.18 la possibilità di rivolgersi al magistrato da parte del militante tediato ovvero per la riduzione degli spazi di democrazia interna.
Tutto questo sembra dimenticato, ma ciò che risulta ancora più grave l’accantonamento dei fondamentali del socialismo e le stesse ragioni di ritenersi socialisti attraverso voti parlamentari ed atteggiamenti che cozzano decisamente con gli ideali socialisti.

Vi sono concetti del vivere comune che devono essere al centro della appartenenza al socialismo ed alle sue strutture organizzate.

Lo stesso concetto di libertà è socialista. Libertà dal bisogno, dalla fame, dalle malattie, dalle guerre, dalla mancanza dei diritti civili.

Anche il concetto di uguaglianza è socialista, per avere tutti non solo gli stessi doveri ma anche gli stessi diritti.
La ridistribuzione della ricchezza rappresenta il cardine principale della proposta socialista in economia politica. La forbice tra ricchi e poveri si è allargata in modo pauroso, abbiamo oggi quattro milioni e mezzo di poveri assoluti a cui aggiungere altri quattro milioni di cittadini sulla soglia di povertà. Una patrimoniale sulle rendite parassitarie ed assenteiste viene considerata equa perfino dalla Confindustria, mentre la sinistra balbetta su un tema di giustizia sociale. La verità è che molti di questa nuova classe politica ancora non ha compreso la differenza tra rendita e reddito. Chi fa profitto ed investe in innovazione e nuova occupazione va sostenuto, sono le grandi proprietà, i patrimoni fisici e bancari che vanno colpiti, non la produzione ed il lavoro. Al contrario si preferisce liberalizzare per creare nuovi patrimoni, per rendere aggressiva la concorrenza che di per sé diminuisce non accresce il lavoro. Se il numero di disoccupati si è impennato fino ad arrivare a due cifre, il motivo è proprio quello della riduzione selvaggia dei costi  che, quindi, porta alla riduzione dei posti di lavoro. Lo Stato sociale di cui tanto si parla viene ridotto ai minimi termini.
Ma vi sono concrete possibilità per affrontare il tema grave dei conti pubblici. Oltre alla patrimoniale occorre mettere mano all’assurdo capitolo delle spese militari, sia riducendo le missioni all’estero sia annullando le commesse per nuovi armamenti. Non si possono spendere diciotto miliardi di euro per gli aerei cacciabombardieri F35, considerato che noi italiani non siamo proprio gente che amiamo bombardare. Quindi non difesa ma offesa. Non possiamo tacere sullo scandalo del Vaticano che non paga le tasse allo Stato,possedendo oltre centomila edifici, alberghi, ristoranti, attività commerciali e a Roma non riesce nemmeno a pagare luce, acqua e gas.

I musei vaticani incassano 18milioni di euro al mese, non pagando alcuna tassa. Intanto lo Stato, a debito, impegna 20 miliardi per risanare le banche, regala con il Job Acts miliardi alla Fiat e soci, spende, in tempo di crisi, ben 23 milioni di euro per l’aereo della Presidenza del Consiglio, altro che sobrietà, consente il caporalato legale con la vergogna dei vouchers, sottrae risorse con mance elettorali, come per gli 80 euro, per poi accorgersi che oltre due milioni di persone, non avendo diritto, saranno costretti a restituire la  regalia. Non ci attardiamo a parlare , per amor patrio, degli scandali o presunti tali di Renzi padre, di Boschi padre, fidanzato Guidi, per non dire di Expò,di Ilva, di terremoto dell’Aquila, ma certo qualcosa non va se quello che sta accadendo in epoca renziana fa impallidire perfino tangentopoli. Non si comprende perché per molto meno sono state ottenute le dimissioni dei ministri Lupi e Guidi, mentre Lotti resta al suo posto.

Insomma siamo di fronte ad una pericolosa incapacità di comprendere come affrontare la crisi economica, non esiste un piano industriale, si procede a tentoni, si rischia un aumento, grave per le famiglie, dell’IVA, stiamo rischiando di far compagnia alla Grecia in quanto a disastro economico.
Renzi pensava di parlare di economia con i cinquettii ed i post di twitter e di facebook , mentre l’Italia faceva da fanalino di coda della ripresa economica che stava conoscendo tutta Europa. Se questi sono i nuovi, rivogliamo i vecchi.

Quello che non si comprende è come dopo le catastrofi elettorali delle amministrative e del Referendum nessuno si dimette. Renzi fa solo finta di abbandonare, Alfano,Nencini e company non fanno una piega, come se niente fosse avvenuto. Probabilmente per spostarli dai loro scranni ci vorrebbe un terremoto ondulatorio e sussultorio. Eravamo abituati  alle dimissioni dopo una sonora sconfitta, invece si fa finta di nulla, anzi si è ancora più arroganti e strafottenti di prima, attribuendo agli altri le proprie carenze e sconfitte. Questo è il nuovismo.

Anche nel PSI si fa finta di nulla, con un partito che non si presenta più alle elezioni, ma chiede ospitalità ad altri, come se importante non sia l’affermazione delle idee, ma la sistemazione di qualcuno. I sondaggi elettorali non rilevano la presenza socialista e quando lo fanno siamo attorno all0,1%. Siamo soddisfatti? Auguri.

Il PSI ha bisogno di far tornare il proprio simbolo sulla scheda elettorale, con liste, nel nome e nella simbologia, di chiara impronta socialista, evitando alleanze spurie  (NCD etc.), rivedendo con accortezza il rapporto con il PD che ha subito una vera mutazione genetica, spostandosi su posizioni di centro-destra, e difficilmente Emiliano riuscirà a modificare tale situazione.
Queste sono le sfide che i socialisti devono affrontare.

Angelo Sollazzo

Socialisti in Movimento- Lettera di Rino Formica

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Carissimi,

la sinistra in generale ed i resistenti del socialismo italiano in particolare devono molto all’impegno politico di coloro che hanno difeso i diritti costituzionali di libertà e democrazia nella battaglia referendaria del 4 dicembre scorso.

Ma chi ha perso il 4 dicembre e chi ha perso il 24 gennaio con la sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum, non ha cambiato idea, vuole il tanto peggio tanto meglio, vuole l’implosione del sistema politico a cui bisogna dare una risposta alternativa.

Presto si aprirà un nuovo e decisivo scontro elettorale e il nascente movimento dei socialisti potrà partecipare nelle forme possibili per affermare la propria identità e le caratteristiche socialiste di cui la sinistra ha bisogno.

I socialisti sopravvissuti alla grande glaciazione devono dare vita ad una concentrazione della sinistra riformista e revisionista distinta dal renzismo del PD.

Ai compagni dei “Socialisti in Movimento” auguro un buon lavoro, un buon inizio e li invito a non mollare.

Affettuosamente

Rino Formica