Mese: dicembre 2016

Uno strano Paese, di Angelo Sollazzo

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Le analisi del voto sono proprio una coperta corta che ognuno tira dalla sua parte.
Renzi si attribuisce arbitrariamente il 40% del SI. Tutta roba mia,si diceva una volta. Altra furbata. Ma la sberla ricevuta non gli è bastata.

Con il SI si sono schierate le armate al completo della Confindustria, con le migliaia di aziende associate, la CISL con tre milioni di iscritti,la Coldiretti con un milione e passa di iscritti, l’Unione Bancaria e tutte le banche grandi e piccole,la FIAT, con quello che rappresenta ancora in Italia, quasi tutte le associazioni professionali, tutti i canali televisivi RAI e Mediaset, quasi tutta la grande stampa, il sistema finanziario italiano e straniero, JP Morgan, Goldman Sachs, l’Unione Europea, Obama e gli Stati Uniti, la Gran Bretagna,con capofila Tony Blair etc.

Tutti amorevolmente uniti per trarre vantaggio dalla riduzione di democrazia in Italia che il Referendum proponeva.

Tutti renziani? Tutti del PD? Ma non scherziamo.

Sul Fronte del NO si assegnano la vittoria da una parte la Lega e dall’altra il movimento 5Stelle.
Per carità hanno fatto la loro parte, ma dimenticano i loro stessi numeri (10% e 25%). Ed il resto? Si dimentica l’oltre l’80% dei giovani, il Sud dove il NO ha stravinto e certamente non vota Lega, i disoccupati, gli sfruttati dai vouchers, gli otto milioni di poveri, i costituzionalisti più preparati, la sinistra storica e quella giovane che dopo anni è tornata al voto, dopo aver disertato le urne, per difendere la Costituzione, facendo tornare la percentuale dei votanti al 70%.Certo i 5Stelle hanno buone ragioni da far valere e rappresentano istanze che i partiti tradizionali hanno trascurato, ma fino a quando i candidati a governare confondono il Venezuela con il Cile, Fidel Castro con Chavez, o dicono che il Kenia sia una medicina, allora proprio non ci siamo. C’è ancora bisogno di cultura.

Il fronte del NO non vuole e non deve essere una coalizione di governo.

Anche per il Divorzio avevamo per il NO dai fascisti ai comunisti estremisti.
Una domanda semplice pochi la fanno. Tu, Renzi, chiedi al popolo, vuoi non contare più nella scelta dei parlamentari, poiché con l’Italicum e trucco annesso dei capilista, i deputati li scelgo in stragrande maggioranza io, i senatori, controllando 17 Regioni su 20, li scelgo sempre io, con consiglieri regionali e sindaci che mi sono fedeli ed il tuo voto non vale un tubo? Ed il popolo ha risposto come doveva con una valanga di NO. Altra domandina. vuoi che risparmiamo solo 24 milioni,senza considerare diarie e trasferte, non abolendo il Senato, ma facendolo a mia somiglianza, ed in contemporanea spendo 170 milioni per l’acquisto del nuovo aereo presidenziale e 10 milioni per i miei consulenti fiorentini, mettendo, anche, a capo dell’Ufficio Legislativo un vigile urbano della mia città?

Ecco senza approfondire troppo,e bisognerebbe farlo, la risposta c’è stata a domande facili.
Occorre ritornare alla politica,alle culture politiche,alla preparazione politica. Le scorciatoie portano solo disastri.

La furbizia viene sempre battuta dall’intelligenza.

Angelo Sollazzo

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Dopo il successo del NO al referendum del 4 dicembre

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LOGO COMITATO SOCIALISTA PER IL NO

Care compagne e cari compagni,

i socialisti che in questa lunga campagna referendaria hanno sostenuto le ragioni del No dando vita ad un proprio Comitato ringraziano tutti coloro che fin dalle prime ore hanno accolto il nostro appello, hanno fatto proprio il senso di una battaglia democratica figlia della nostra storia e della nostra cultura riformista e con un impegno e una passione, che sono andati ben oltre ogni migliore aspettativa, hanno contribuito a conseguire questo straordinario risultato di popolo.

Abbiamo così, tutti insieme, difeso la nostra identità e costruito le condizione per allargare la nostra comunità, reagendo all’arroganza e alle intimidazioni di chi voleva ingessare l’iniziativa socialista nel disegno autocratico di Matteo Renzi.

Come la maggioranza degli italiani, cosi la maggioranza dei socialisti si è ribellata e ha prodotto una “valanga di No” per difendere il proprio diritto di voto, lo spirito democratico della Costituzione, contestando sia il merito che il significato politico della proposta del governo.

Con il nostro Comitato abbiamo costruito rapporti nuovi con tanti socialisti dispersi, giovani e anziani, quelli che potranno consentire presto la rinascita di un Psi su base nuove, quelle del No, e contemporaneamente promuovere la riorganizzazione di un’area socialista larga, partendo dalla vecchia convinzione che non c’è sinistra senza una sinistra socialista riconoscibile.

I socialisti del No hanno potuto intercettare in questi mesi le speranze e il sentimento della maggioranza del popolo italiano, e dei giovani in particolare, quelli che aldilà dei partiti e delle logiche di schieramento hanno fatto una scelta di campo per difendere il potere della propria sovranità e aprendo una strada di profondo cambiamento rispetto all’involuzione politica che l’Italia ha conosciuto in questi ultimi vent’anni.

Come accadde nel ’74 con il referendum del divorzio, gli italiani hanno espresso con il NO il bisogno di un grande cambiamento politico e sociale, hanno voluto fermare un processo di continua degenerazione, hanno dato un segnale preciso, che non assolve né la politica né le istituzioni, ma rivendica una politica nuova.

Spetta quindi adesso anche a noi socialisti del No non interrompere il percorso e come avevamo annunciato prima del voto andare avanti, non disperdendo le energie che abbiamo messo in campo, ben sapendo che le forze sconfitte, sia interne che esterne al paese, non si fermeranno davanti alla battuta d’arresto che hanno subito il 4 dicembre.

Per questo dobbiamo presto moltiplicare le occasioni di incontro sia a livello nazionale che a livello locale. e presto convocheremo una riunione per una valutazione collettiva del voto e delle sue conseguenze.

Come socialisti per il No parteciperemo ad ogni manifestazione e confronto con tutti coloro che hanno vissuto la grande esperienza del No con altre sigle e altri comitati e con le forze riformiste della sinistra che hanno sostenuto il No dobbiamo sentirci impegnati a costruire un progetto politico duraturo.

Da subito possiamo individuare tre obbiettivi.

La battaglia contro l’Italicum, per seppellire ogni ulteriore tentativo di ripristino di leggi maggioritarie e contemporaneamente incostituzionali, facendo la nostra parte perché il Parlamento, libero dai condizionamenti del Governo e forte del consenso polare, approvi una legge elettorale rappresentativa del popolo, quindi proporzionale, per sostituire un parlamento di nominati con un parlamento di deputati e senatori eletti direttamente dai cittadini.

Dobbiamo saper cogliere dal voto referendario il senso profondo della riscoperta dell’amore popolare per la democrazia, da allargare alla partecipazione dei cittadini e non da restringere; dobbiamo saper cogliere il grido d’insoddisfazione che si é levato con il voto referendario che ha sottolineato quanto siano aumentate le diseguaglianze tanto nel nord industrializzato come nel sud del nostro paese; quanto sia aumentato il numero dei poveri e dei disoccupati giovani e non e il conseguente disagio sociale della popolazione. Un impegno che può essere favorito dall’approfondimento e dalla conoscenza della storia e delle esperienza del movimento socialista italiano.

Infine contribuire a riorganizzare con tutti coloro che ci stanno un’area larga della sinistra socialista italiana capace di essere influente nelle scelte di politica economica e internazionale, con un progetto chiaro di riforma per uno Stato più giusto, garante di diritti sociali uguali per tutti e di libertà, con l’obiettivo primario di dare una risposta di governo convincente ai nuovi e vecchi problemi del paese. Un’area socialista larga in grado di affrontare le prossime scadenze elettorali ed avere una significativa ed autonoma rappresentanza parlamentare.